E la crisi raggiunse anche i parlamentari. Entro una decina di giorni Camera e Senato dovrebbero annunciare i tagli alle buste paga di deputati e senatori nonché le misure di austerità per stipendi e pensioni dei propri dipendenti in misura analoga a quanto previsto dalla manovra economica che sta per diventare legge. Manovra che, tra l'altro, prevede il blocco degli stipendi per gli statali e tagli fra il 5 e il 10% per le retribuzione dei dirigenti pubblici.
Tuttavia non è ancora chiaro di quanto saranno sforbiciate le buste paga dei parlamentari. Ieri infatti è stata una giornata di battaglia feroce, sia pure combattuta in punta di fioretto come si addice alle più alte istituzioni democratiche. Infatti poco dopo la diffusione (Ansa, ore 12.31) della notizia di un accordo su un possibile taglio di 550 euro lordi al mese (pari al 10% della sola indennità parlamentare) gli uffici della presidenza della Camera si sono affrettati a far sapere che «questo taglio è solo una delle ipotesi in campo». A chiarire la portata dello scontro è stato nel pomeriggio lo stesso presidente della Camera, Gianfranco Fini, che ha fatto sapere d'essere favorevole, sì, ad un taglio del 10%...ma sugli «emolumenti complessivi» dei parlamentari. In soldoni si tratterebbe di una bella sforbiciata pari a 2.127 euro lordi al mese.
E le cifre complessive sarebbero ancora più sonanti: con un taglio di 550 euro mensili infatti il risparmio annuale per lo Stato sarebbe grosso modo di 6 milioni e mezzo di euro mentre l'ipotesi Fini vale 25 milioni (considerando la riduzione delle entrate fiscali le cifre si riducono però del 45%). Per completezza va detto che lo "stipendio" dei parlamentari (su 12 mensilità) è fatto anche di rimborsi spese: 11.700 euro arrivano dal "salario" vero e proprio; 4.000 di diaria; 4.200 per le spese per il rapporto con gli elettori; 1.100 di spese di viaggio e 260 di telefono. Il totale esatto è di 21.272 euro.
Sotto la scure della manovra finiranno anche i superstipendi dei dipendenti di Camera e Senato che saranno ridotti nella stessa misura di quelli dei loro colleghi statali. Scatterà anche il blocco triennale degli scatti e saranno più severe anche le regole pensionistiche. Impiegati e commessi potranno andare a riposo a 57 anni ma con penalizzazioni poiché l'età minima per ottenere una rendita d'anzianità salirà a 60 anni. Ma per i dettagli - importantissimi - occorrerà attendere ancora qualche giorno.