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Data: 22/07/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Intercettazioni, Alfano: voto entro estate. Fini frena: c'è tempo fino al 21 settembre. Berlusconi non ha dubbi: vuole il ddl sulle intercettazioni prima della pausa. Preoccupazione per calo di consensi Pdl

Ancora tensione fra il governo e il presidente della Camera, Gianfranco Fini, sulle intercettazioni. «Noi siamo per approvare il ddl alla Camera prima delle vacanze estive», ha annunciato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano.

«L'estate finisce il 21 settembre... - ha replicato Fini durante la cerimonia del Ventaglio - Prevedo che si lavorerà alla Camera nella prima settimana di agosto. Non lo considero un fatto stravagante e non mi scandalizzo. Non c'è nessuna strozzatura di dibattito in commissione, il tempo per esaminare il testo c'è».

Lo scambio di battute arriva il giorno dopo l'emendamento presentato dal governo, che accoglie le istanze dei finiani e i suggerimenti del Colle e di fatto fa cadere parte del "bavaglio" all'informazione. Modifiche che hanno avuto l'ok dell'Anm e che hanno deluso invece il premier: Berlusconi ha parlato infatti di un provvedimento che non serve più a nulla.

Fini ha ribadito l'apprezzamento per le modifiche al ddl. «Pur con un iter travagliato durato due anni, il lungo dibattito sul ddl intercettazioni ha dimostrato che quando il parlamento discute in modo aspro ma approfondito è capace di correggere impostazioni iniziali che si rilevano inadeguate».

Berlusconi intende però incassare il disegno di legge sulle intercettazioni prima della pausa estiva, per poi mettere mano al Pdl. Il premier ha tenuto oggi alcune riunioni a Palazzo Grazioli. Gli ultimi sondaggi metterebbero in evidenza un calo del consenso intorno al Popolo della Libertà dopo mesi di scontri interni. Difficile però che la situazione con il presidente della Camera Gianfranco Fini possa arrivare ad una svolta nel breve periodo. L'atteggiamento del premier nei confronti del presidente della Camera non cambia: distacco ma nessun attacco, nessuna critica diretta. La strategia è quella sostanzialmente di ignorarlo, pensando solo ad andare avanti con il governo. Se ne riparlerà ad agosto. Non è possibile, è il ragionamento del Cavaliere, che a settembre si riprenda con il controcanto dei finiani.

Deputati berlusconiani del Pdl vogliono cancellare modifiche approvate dai finiani. Il deputato del Pdl, Mario Pepe, ha presentato oggi un subemendamento per sopprimere la proposta di modifica presentata ieri dal governo. Il parlamentare ha deciso di presentare a titolo personale questo subemendamento (che di fatto vanificherebbe lo sforzo fatto dal governo per recepire le istanze del Colle e dei finiani), ma la proposta incontrerebbe il gradimento di molti all'interno della maggioranza. L'emendamento è per il momento decaduto perché Pepe non si è poi presentato in commissione per illustrarlo, ma nulla vieta che la proposta sia ripresentata in aula.

Numerosi deputati vicini a Berlusconi non avrebbero gradito «il cedimento» del governo su questo provvedimento. «Un cedimento - spiegano i parlamentari berlusconiani - che ha svuotato di ogni significato il ddl». Se approvata dall'Assemblea, la proposta Pepe vanificherebbe ogni sforzo fatto fino ad ora dalle diplomazie di Fini e di Alfano.

Mentre il clima torna a scaldarsi, passa a sorpresa in commissione Giustizia un subemendamento che fissa un termine, 45 giorni, per la convocazione della cosiddetta udienza-filtro: l'udienza nella quale il magistrato fa una selezione tra le intercettazioni rilevanti ai fini delle indagini e quelle che non lo sono. A questo subemendamento si è arrivati riformulando due proposte di modifica di Pd e Udc. Il presidente della commissione Giulia Bongiorno ha sostanzialmente unificato i due subemendamenti in uno solo che ora porta la firma di tutti: Michele Vietti, Roberto Rao e Lorenzo Ria (Udc), Donatella Ferranti (Pd), Antonio Di Pietro (Idv) e Elio Vittorio Belcastro (Mpa). Quella di fissare un termine preciso per la convocazione dell'udienza è «sempre stato una nostra battaglia» dice il capogruppo del Pd in commissione Donatella Ferranti. Questo dimostra quanto non sia vero «che nel Pd si faccia ostruzionismo. Quando le proposte sono concrete noi diamo il nostro contributo e cerchiamo di essere costruttivi».

Il presidente del Copasir Massimo D'Alema avrebbe invitato il governo a «prendere una pausa di riflessione. Che interesse avete - avrebbe chiesto D'Alema oggi al portavoce del premier Paolo Bonaiuti incontrato alla buvette di Montecitorio - a forzare su un provvedimento che è confuso e non va? Lasciate perdere forzature che non hanno senso e prendetevi una pausa di riflessione».

«Hanno tolto 3-4 volgarità su 50 ma sempre una volgarità di ddl è rimasto, poiché toglie agli investigatori la possibilità di scoprire i delinquenti e impedisce all'informazione la possibilità di sapere come stanno le cose. Proprio il fatto che modifichino il disegno di legge ogni tre minuti dimostra che è un provvedimento da buttare via prima che faccia danni», ha affermato Antonio Di Pietro, presidente dell'Italia dei valori, ai microfoni di Sky Tg24.

La Federazione degli editori (Fieg) oggi ha osservato che le modifiche costituiscono «obiettivamente un passo in avanti verso il corretto approccio al problema», ma chiede però tempi certi per l'udienza filtro e ribadisce che le sanzioni agli editori «sono tutt'al più ammissibili in caso di pubblicazione di parti delle quali il giudice
ha già disposto la distruzione o l'espunzione». Resta dunque una «valutazione complessivamente negativa», in attesa del testo definitivo del provvedimento.

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