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Data: 22/07/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Epifani: licenziamenti per intimidire i lavoratori

ROMA. «E' uno stillicidio di atti contro il buon senso e contro ogni misura». Per il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, i cinque licenziamenti negli stabilimenti Fiat di Mirafiori, Melfi e Termoli sono «atti di ritorsione» un pretesto «pur di provare ad intimorire o colpire lavoratori e delegati. E questo mi sembra inaccettabile nell'Italia e nell'Europa di oggi». Una lettura che non piace al ministro del Welfare Maurizio Sacconi: «Non siamo più negli anni settanta, una persona ha il diritto di scioperare ma non ha il diritto di impedire agli altri di lavorare. Non si può impedire la libera circolazione delle merci e bloccare le linee di produzione».
Eppure sono proprio i licenziamenti a «radicalizzare lo scontro - commenta ancora Epifani - proprio nel momento in cui la Fiat è impegnata in un piano di divisione societaria e di rilancio molto impegnativo. Un piano che richiederebbe il consenso di tutti, non lo scontro sociale». Intanto la Fiom per domani ha proclamato due ore di sciopero di tutto il Gruppo e i suoi legali ieri hanno presentato i ricorsi contro l'azienda per i licenziamanti dei tre operai di melfi per «condotta antisindacale». La prima udienza si terrà il 30 luglio.
Ma lo scontro si estende in tutti gli stabilimenti del Gruppo sul piano industriale. Contro la cortina di silenzio calata sullo stabilimento, hanno scioperato per otto ore i lavoratori di Termini Imerese su invito della Fiom e il segretario nazionale Maurizio Landini ha insistito con l'azienda per la riapertura di un tavolo per impedire la chiusura entro il 31 dicembre del 2011.

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