ROMA Ora è ufficiale: Regioni, Provincie e Comuni hanno formalizzato il proprio parere negativo sulla manovra economica del governo, il decreto 78 che ieri ha ricevuto il via libera della commissione Bilancio della Camera. Un no compatto, espresso nella sede della Conferenza unificata alla presenza del ministro Fitto, che contiene tuttavia alcune sfumature diverse tra i vari livelli di governo. Ma la partita con gli enti locali si intreccia ormai con quella sul federalismo fiscale; e ieri il governo ha approvato il secondo decreto attuativo della riforma (dopo quello sul federalismo demaniale) che sostanzialmente definisce l'avvio di un percorso per la quantificazione dei fabbisogni di Comuni e Provincie.
Il fronte più delicato resta quello che vede contrapposti l'esecutivo e le Regioni. Queste ultime ieri si sono espresse all'unanimità per la bocciatura della manovra, inclusi quindi i governatori leghisti di Piemonte e Veneto che nei giorni scorsi si erano in parte differenziati sulla strategia da seguire. C'è stato anche uno scambio di battute a distanza tra alcuni dei protagonisti. Il ministro dell'Economia ad esempio ha voluto in qualche modo sottolineare le parziali intese raggiunte con i Comuni in tema di fisco: «Noi stiamo con i campanili». E proseguendo con le metafore architettoniche ha aggiunto che «le Regioni sono un po' più lontane, scenderanno dai grattacieli e torneranno al tavolo».
Il riferimento, piuttosto trasparente, è al presidente della Lombardia Roberto Formigoni, che ha il suo ufficio nel grattacielo Pirelli (il Pirellone). E la risposta dell'interessato non si è fatta attendere «Scenderemo dai nostri grattacieli, simbolo di efficienza e di virtù - ha detto Formigoni - e andremo in quei palazzi romani che per i nostri popoli sono simbolo degli sprechi e del centralismo». Più istituzionale la replica di Vasco Errani, presidente della Conferenza Regioni oltre che dell'Emilia Romagna. «Noi siamo con i piedi ben piantati per terra e chiediamo da tempo di fare una trattativa vera e non a parole, considerando che, come è ormai evidente a tutti, i tagli della manovra sono insostenibili» ha detto Errani».
Le posizioni restano distanti. Il governo, che esclude qualsiasi modifica del decreto alla Camera (non c'è tempo) ha fatto sapere già nelle settimane scorse che non possono essere toccati non solo i saldi complessivi della manovra, ma anche l'entità del contributo chiesto alle Regioni (4,5 miliardi l'anno a regime). I destinatari del taglio chiedono invece che lo Stato si faccia carico di una parte delle decurtazioni.
Tremonti ha parlato poi anche di un altro aspetto del federalismo municipale, quello che riguarda non la spesa ma le entrate. Il relativo decreto dovrebbe arrivare entro fine mese: saranno unificati i 24 tributi che gravano sugli immobili, compresi quelli come l'imposta di registro che oggi sono in capo allo Stato: ma l'eventuale unificazione in un solo prelievo sarà una scelta volontaria degli enti locali interessati.
Il Consiglio dei ministri ha approvato anche un regolamento in materia di servizi pubblici locali che completando precedenti provvedimenti apre la strada, dal prossimo anno, alla realizzazione di gare per l'affidamento dei servizi idrici. Su questo argomento è stato indetto un referendum abrogativo, che ha raccolto 1,4 milioni di firme, criticato dai ministri Fitto e Ronchi e dallo stesso Tremonti. «Premesso che l'acqua è del popolo - ha spiegato il titolare dell'Economia - non ci può essere referendum abrogativo, perché la norma applica una direttiva comunitaria che a sua volta applica un Trattato europeo».