ROMA. Regioni, comuni e province bocciano la manovra economica: convinti che i tagli vadano rimodulati e che la manovra pesi eccessivamente sugli enti periferici piuttosto che sulle amministrazioni centrali, governatori, sindaci e presidenti delle province nel corso della Conferenza Unificata di oggi hanno espresso parere negativo. Tutti i governatori hanno detto no, ma Piemonte e Veneto rimangono contrari alla riconsegna delle deleghe.
La vicenda ha provocato tra Tremonti e il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, una polemica. Il ministro si è detto convinto che alla fine le regioni «scenderanno dai grattacieli e torneranno al tavolo». Errani ha replicato: «Noi siamo con i piedi ben piantati per terra e chiediamo da tempo di fare una trattativa vera e non a parole».
E polemizza anche il governatore della Lombardia Roberto Formigoni, da sempre poco simpatizzante del ministro dell'Economia, invitando «il poeta Tremonti, che si intende di vette, come me del resto, a mettere in moto il suo spirito di creatività come sappiamo fare noi» per fare in modo che la manovra non sia troppo impattante sui servizi ai cittadini.
Anche Chiamparino, presidente dell'Anci e sindaco di Torino, chiede il rispetto di un percorso concordato e ironizza dicendo che sui grattacieli lui dovrebbe salirci più che scendervi.
Per le regioni è indispensabile «l'attivazione - si legge nel documento approvato da tutti i governatori - immediata di un tavolo per accelerare la piena applicazione del federalismo fiscale per costruire un percorso condiviso al fine del riequilibrio della ricaduta dei tagli entro il 1 gennaio 2011».
«Il vero problema- dice Errani - è che per realizzare un confronto servono le condizioni ma come si gestiscono le competenze con un taglio così radicale di risorse? Il nostro lavoro è discutere per cambiare il peso quantitativo e qualitativo dei tagli».
I Comuni hanno un fronte aperto sull'autonomia impositiva e sul Patto di stabilità e per un alleggerimento nell'utilizzo dei residui passivi per il 2010». Per i Comuni (che comunque esprimono parere positivo sull'accordo con Palazzo Chigi del 9 luglio) - ha detto il presidente dell'Anci - quella varata dal Governo, se non modificata in Parlamento o da provvedimenti successivi, non sarà una manovra sostenibile».