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Pescara, 23/06/2026
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Data: 23/07/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
La Camorra era già qui e puntava agli appalti. La Guardia di finanza smantella il braccio imprenditoriale dei Casalesi: sei arresti

Il clan dei Casalesi era all'Aquila già prima del terremoto e, poi, ha tentato di infiltrarsi negli appalti della ricostruzione, pur non riuscendovi (sono stati accertati solo lavori ottenuti da privati). Dopo il sisma, i rapporti già solidi, tra imprenditori vicini al clan e abruzzesi, si sono rafforzati. È uno degli elementi centrali dell'operazione "Untouchable" ("Intoccabili") condotta dal Gico del Nucleo polizia tributaria di Roma e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, che ha smantellato il braccio economico dei Casalesi e portato all'arresto di sei persone (Raffaele Bencivenga, Marcello Bianco, Michele Gallo, Luigi Pagano, Tullio Iorio e Angelo Zaccariello) con l'accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso; al sequestro di 21 società, 118 immobili (uno anche a Castel di Sangro) e beni (33 auto, tra cui una Ferrari) e valori per un ammontare complessivo di 100 milioni di euro. Altre 46 persone risultano indagate. Tra esse, Antonio Cerasoli, 66 anni, nato a Ofena e domiciliato all'Aquila, ex presidente dell'Unione dell'Aquila della Confederazione cooperative italiane (non lo è più dallo scorso anno quando, «a seguito del provvedimento di commissariamento dell'Unione provinciale, assunto da Confcooperative Nazionale, lo stesso è stato allontanato da tutti gli incarichi») e Maurizio Giallonardo, 44 anni, residente a Lanciano, per concorso esterno all'associazione per delinquere «perché - è scritto nell'ordinanza del gip di Napoli, Alessandro Buccino Grimaldi - concorrevano esternamente all'associazione in quanto, pur non essendo stabilmente inseriti nella predetta compagine associativa, operavano sistematicamente con gli associati e, specificatamente, con Tullio Iorio, Michele Gallo e Luigi Pagano quali partecipi al gruppo Bidognetti...». I pm Giovanni Conzo, Raffaello Falcone e Maria Cristina Ribera avevano anche chiesto l'arresto di Cerasoli e Giallonardo, ma il gip ha respinto la richiesta. Le indagini sono durate quasi due anni e hanno permesso di accertare come il clan dei Casalesi, proprio attraverso il controllo del settore dell'edilizia, avesse ormai esteso la propria sfera di operatività anche fuori dalla Campania, nel Lazio e in Abruzzo, con soldi e manodopera. «Di estremo interesse - è scritto nell'ordinanza - appare la circostanza che Michele Gallo, nella sua veste di imprenditore strettamente collegato al clan dei Casalesi, abbia coltivato intense relazioni operative con Cerasoli, caratterizzate da ingiustificati trasferimenti patrimoniali operati dal primo in favore del secondo anche al fine di munirsi di uno strumento giuridico necessario per ottenere il conferimento di lavori (nella veste di appaltatore o subappaltatore) nell'ambito della ricostruzione successiva al sisma». In particolare, per ottenere appalti, era stata spostata da Frignano (Caserta) all'Aquila la sede di una società che fa capo a Michele Gallo, arrestato ieri mattina a San Pio delle Camere, e considerato organico al gruppo capeggiato da Francesco Bidognetti. «Pacifica e certa appare la circostanza che Gallo abbia fittiziamente attribuito al cognato Pagano, nella misura dell'80%, e ad Agostino Mastroianni, nella misura del 20%, la titolarità delle quote della srl "Gam Costruzioni", costituita il 15 settembre 2009 su impulso rivolto dal Gallo a Cerasoli... allo scopo di riuscire a ottenere commesse di lavoro nella ricostruzione». La "Gam Costruzioni srl", capitale sociale di 10.000 euro, risulta con oggetto: "Opere di costruzioni generali" e sede in via Fuori Porta Napoli, quartiere Parco del Sole, dove ieri mattina sono avvenute le perquisizioni. Cerasoli, per Gallo, è «uno strumento operativo da utilizzarsi per prendere parte al lucroso affare della ricostruzione». Il gip di Napoli ritiene che gli elementi raccolti disegni la figura di Cerasoli «quale uomo di fiducia e prestanome del Gallo nel territorio abruzzese». «Il Gallo - scrive - manteneva la sostanziale disponibilità di taluni conti correnti formalmente intestati al Cerasoli, ovvero a persone fisiche e giuridiche allo stesso riconducibili, conti correnti sui quali faceva continuamente confluire somme di denaro del gruppo di imprenditori collegati al clan dei Casalesi... tra questi va segnalato il conto corrente numero.... acceso presso la filiale dell'Aquila dell'istituto San Paolo - Banca popolare dell'Adriatico e intestato a Cerasoli».

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