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Pescara, 23/06/2026
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23/07/2010
Il Messaggero
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Famiglie più povere del 2,5%. Nuova frenata nei consumi. Spese ridotte dell'1,9%. Giù anche i risparmi: -8,4% |
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I dati di Istat e Censis-Confcommercio: fiducia ai minimi da inizio 2009 ROMA - Meno 2,6% di budget, di reddito disponibile. Un dato eloquente. A fronte del quale non fa certo meraviglia un altro segno meno: quello sul fronte consumi, scesi dell'1,9. Son cifre che misurano l'impatto della crisi e il relativo stato di malessere affrontato dalle famiglie italiane nel 2009. Il calo di reddito, così come quello dei consumi, è certificato dall'Istat che, al netto dell'inflazione (bassissima) traduce la cifra grezza in una flessione del 2,5% del potere medio d'acquisto per nucleo familiare. Sono di fonte Confcommercio-Censis, invece, quelle che segnalano un mantenimento della stagnazione negli acquisti e nella propensione al consumo anche nella prima metà dell'anno non corso, accompagnata da un ulteriore calo della fiducia, che ha raggiunto adesso il livello minimo degli ultimi 18 difficili mesi. E ancora l'Istat completa la collana fornendo un'ulteriore chiave di valutazione e interpretativa: proprio le piccole e piccolissime imprese, quelle che l'istituto classifica nel settore di quelle a dimensione familiare, hanno subito nell'ultimo biennio un pesantissimo salasso in termini di unità attive, lavoratori indipendenti in questo caso: 210 mila sono le caselle cancellate. Sforbiciando dell'1,8% il valore aggiunto prodotto dal settore. Anche i segnali sull'immediato futuro sembrano consonanti con il clima opaco rilevato da Censis per Confcommercio. Nell'arco dell'intero anno in corso, il recupero dei consumi sul 2009 è atteso ad un magro 0,4%. E sette italiani su dieci prevedono di mantenere (salvo ulteriori scossoni) stabili le spese nei prossimi sei mesi, rinviando quelle che altererebbero lo schema, qualsiasi sia il comparto interessato. Slitteranno quelle programmate per ristrutturare l'abitazione (17,2%), quelle per l'acquisto di nuovi elettrodomestici (14%), per acquisto di mobili (10,7%), per l'auto (9,7%) o lo scooter nuovo (6,4%). niche a salvarsi, ridimensionate magari, ma non azzerate, le vacanze: irrinunciabili per il 42%. La tendenza è comunque puntare a vacanze brevi (23,6% chi le sceglie rispetto al 18,1% precedente). Nonostante il forte contenimento dei consumi e la frenata alche sul frrnte spese future, le famiglie (è di nuovo l'Istat a certificarlo) non sono state in grado di mantenere invariata la loro capacità di risparmiare. la propensione al risparmio si è assottigliata nel 2009 di un altro 0,7% giungendo all'11,1%: il valore più basso registrato dall'inizio degli anni Novanta. E il risparmio in quanto tale delle famiglie, calcolato considerando la componente accumulata nelle riserve dei fondi pensione come pure il trattamento di fine rapporto maturato, è diminuito dell'8,4% sul 2008. Il tutto mentre a frenare spese e sprechi sono anche i nuclei con un reddito medio-alto, superiore ai 4 e fino ai 6 mila euro mensili. Un altro dei motivi per i quali Ecco perché il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli chiede anche «misure urgenti a sostegno delle famiglie, come la riforma fiscale e del federalismo, un percorso progressivo di riduzione tributaria su lavoro e imprese e una politica attenta all'economia dei servizi». Confcommercio conferma anche le sue stime di un pil allo 0,7% nel 2010 e all'1% il prossimo anno. Sono più incoraggianti, invece (o comunque meno grigie) le indicazioni fornite dal Centro studi di Confindustria. Ripresa attesa, sì, a un raffreddamento parziale dopo la accelerazione superiore alle attese dei primi mesi dell'anno (con l'Italia che partecipa «alla velocità di punta», ma recupero della produzione accelerato, con un 1,1% di margine positivo nel confronto giugno-maggio e un più 13% nell'ultimo trimestre, se rispetto allo steso periodo del 2009. Bene anche ordini ed export, con i mercati extra-Ue, come è ormai dato consolidato dell'ultimo periodo, a fare da traino. Scarso allarme, infine, sul fornte inflazione. per Confindustria resterà bassa. e anzi, secondo l'analisi del Centro studi, il rischio è semmai opposto, e si chiama deflazione.
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