PESCARA. «Chiodi toglie ai poveri della sanità pubblica per dare ai ricchi delle cliniche private». Il centrosinistra insorge. L'annuncio del governatore sul «nuovo buco» da 101 milioni non convince, desta sentimenti di indignazione e alimenta campanilismi sul riordino degli ospedali. «Le scelte del centrodestra» affermano il segretario regionale del Pd, Silvio Paolucci, e il capogruppo all'Emiciclo Camillo D'Alessandro, «puniscono la sanità pubblica nelle aree più deboli e graziano miracolosamente quella privata, che non perderà un solo posto letto se non quelli distrutti dal terremoto».
I due esponenti del Pd rispediscono al mittente le accuse lanciate ieri da Chiodi: «Il presidente-commissario ha il torcicollo», dicono Paolucci e D'Alessandro, «per giustificare se stesso cerca alibi nel passato ma fa brutte figure: vorrebbe far credere agli abruzzesi che un debito del 2007 di circa 100 milioni di euro venga scoperto di colpo solo oggi, quando sa benissimo che dal 2007 c'è un tavolo di monitoraggio che ripetutamente si riunisce e dunque conosce nei dettagli l'entità del debito. Lo stesso Chiodi, solo qualche settimana fa, aveva vantato il rientro dal debito dichiarando che il tavolo aveva certificato il pareggio della sanità. La verità», proseguono Paolucci e D'Alessandro, «è che il centrodestra, dopo aver accumulato miliardi di euro di deficit negli anni in cui ha governato l'Abruzzo, ora vuole far pagare alla sanità pubblica i propri errori favorendo in modo sfacciato le cliniche private». Per Giovanni D'Amico, ex assessore al bilancio della giunta Del Turco, «il sistema sanitario abruzzese continua a generare perdite, e non vorrei che nella incapacità di Chiodi e della sua giunta di portarlo a pareggio al 31 dicembre 2009, come lo stesso commissario Redigolo aveva assicurato, Chiodi e il governo nazionale si inventino storie nuove». Che la perdita dei cento milioni fosse stata compensata, era stato lo stesso Redigolo a dichiararlo in una intervista al Centro pubblicata il 17 dicembre 2009, due giorni prima che lasciasse l'incarico di commissario alla sanità. «Che si ripeschi adesso una storia chiusa da Redigolo, mi pare un gioco da scaricabarile» riprende D'Amico, «vero è che, in una prima fase, quella somma era stata utilizzata ma nella primavera del 2007 tutto era stato corretto restituendo le sovraliquiote fiscali al servizio sanitario, quindi riscrivendo entrate in bilancio pari a 100 milioni di euro determinate da cessioni patrimoniali. Se poi questo non è stato fatto è un problema che riguarda Chiodi. A ciascuno la sua croce».