PESCARA - Centodiciassette annunci, ventisei interviste, quarantaquattro dichiarazioni. Più un anno di parcheggio nei cassetti della Regione e un mese di lista d'attesa in Commissione bilancio: subisce un altro rinvio la legge sul taglio delle indennità dei consiglieri regionali promessa dal presidente Nazario Pagano, nonostante la fitta attività di propaganda che ha preceduto l'esame da parte della Commissione. Il 27 in consiglio regionale, aveva promesso la maggioranza di centrodestra perchè ormai la corda era stata tirata che più tirata non si può. Niente da fare: ieri il Pdl in Commissione bilancio ha votato un nuovo rinvio perchè vuole aspettare i tagli del governo. E non rischiare magari di vedersi falcidiato lo stipendio prima da Tremonti e poi dalla legge regionale. Insomma tagli sì ma col contagocce, ammesso che ci si arrivi. Il rinvio è stato duramente contestato dall'opposizione e soprattutto dai consiglieri regionali del Pd che invece lo stipendio se lo sono tagliati da soli più di un mese fa. Il 10 per cento sulle indennità che va a finanziare il fondo sociale, che è rimasto sguarnito a causa del deficit della sanità. Insomma l'ennesima figuraccia per il Pdl. Il fatto è che nella stessa maggioranza c'è chi si mette di traverso, e non è tanto il taglio degli stipendi a fare paura, quanto l'innalzamento dell'età per percepire la pensione. Una soluzione per non scontentare i consiglieri in carica era stata trovata inserendo nella legge la clausola che stabilisce che le regole entreranno in vigore a partire dalla prossima legislatura, ma evidentemente non basta. «La verità - commenta il capogruppo del Pd Camillo D'Alessandro - è che la maggioranza non si è ancora messa d'accordo sul contenuto e le modalità dei tagli. Tutto ciò accade proprio mentre gli ultimi studi fotografano la drammatica situazione della nostra Regione: ultimi in Italia per produzione della ricchezza e primi per aumento della disoccupazione».