PESCARA. «L'Abruzzo è una regione con molte potenzialità ancora inespresse: non bisogna guardare solo allo sviluppo industriale, ma puntare fortemente sul comparto turistico, oggi ancora legato al cosiddetto turismo di rientro, e sulla filiera agroalimentare. I dati sugli ordinativi dall'estero dimostrano che la ripresa c'è, ma purtroppo è ancora fragile e discontinua».
E' un invito alla realizzazione di un New Deal in salsa italiana e all'inaugurazione di «una nuova stagione di crescita» quello che il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, lancia nel corso del seminario informativo che si è tenuto, ieri pomeriggio, al porto turistico di Pescara. L'arrivo del ministro al padiglione dell'ex Cofa al Marina di Pescara è accompagnato dalla protesta di una trentina di dipendenti della Bianchi Vending group di Città Sant'Angelo, che chiedono l'intervento del governo per salvaguardare il futuro degli 82 addetti dell'azienda produttrice di macchine da caffè e distributori automatici.
«All'inizio della prossima settimana convocheremo un tavolo nazionale per discutere dell'eventuale delocalizzazione della società», assicura Sacconi. Il ministro sorride di fronte alla miniatura del Partenone, regalatagli da Settimio Ferranti, presidente dell'associazione della Val Vibrata «Dalla parte giusta», e promette di esaminare la questione delle cinque lavoratrici socialmente utili della provincia teramana.
«L'Abruzzo ha imboccato la strada della ricostruzione e persegue nella sua politica di crescita», spiega il ministro nel corso dell'incontro, moderato dal giornalista Rai, Nino Germano, e convocato per discutere le linee guida del piano operativo del fondo sociale europeo. «Dobbiamo creare le condizioni per consentire l'internazionalizzazione delle nostre imprese e investire sulle competenze professionali. Capisco le insicurezze che accompagnano questa fase transitoria e sono vicino ai lavoratori del gruppo Bianchi che temono di essere esclusi dal mercato del lavoro».
L'analisi del quadro economico è offerta dall'economista della D'Annunzio, Pino Mauro, che elenca i timidi segnali di ripresa nella regione verde d'Europa. «Siamo la quinta regione italiana a vocazione industriale, con una forte specializzazione produttiva incentrata sul settore tessile e sull'abbigliamento», sottolinea, «questi comparti sono stati maggiormente colpiti dalla crisi globale, ma i venti della ripresa stanno iniziando a soffiare e si deve smentire l'ipotesi che stiamo regredendo verso il Mezzogiorno d'Italia».
Secondo Mauro, il calo di occupazione si concentra tra le città di Chieti (meno 7,6% rispetto all'anno precedente), e L'Aquila (meno 5,9%). «L'occupazione diminuisce meno che nel resto d'Italia», rimarca il docente, «la previsione di crescita del Pil è dello 0,8%. Il futuro si gioca su tre fattori: le imprese reagiranno mettendosi in rete e facendo sistema, le banche accompagneranno la ripresa e la classe dirigente dovrà riuscire a coniugare rigore e sviluppo».
L'assessore regionale alle Politiche del lavoro, Paolo Gatti, annuncia di «proseguire il percorso virtuoso inaugurato con il bando Lavorare in Abruzzo». L'iniziativa, incentrata sullo stanziamento di contributi pubblici a fondo perduto attinti dalle risorse comunitarie e vincolati alle assunzioni, ha portato a 2.065 nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato. «Ci sarà un Lavorare in Abruzzo 2, pensato per i settori innovativi e per la valorizzazione delle aree depresse della Valle Peligna, Val Vibrata e Val Pescara».
Al seminario ha partecipato anche il presidente della Regione, Gianni Chiodi, chiamato a gestire la sfida del risanamento nelle vesti di presidente della Regione Abruzzo. «Abbiamo subito l'onta del commissariamento della sanità, con un picco di indebitamento di 4 miliardi di euro nel 2007», riferisce, «in un anno e mezzo abbiamo ridotto il passivo del 12,5 % e non siamo più la regione italiana più indebitata, ma siamo scesi al secondo posto dopo il Lazio».