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Data: 25/07/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
La grande corsa delle tasse locali: +25% di gettito in otto anni

L'Istat: Italia divisa in due, le amministrazioni del Sud hanno minor autonomia impositiva. L'Irap fa la parte del leone, è il 69% dei tributi alle Regioni

ROMA - In otto anni, tra il 2001 e il 2008, le tasse locali hanno vissuto un vero e proprio boom. Tra imposte comunali, provinciali e regionali gli italiani hanno pagato il 25% in più, che vuol dire un aumento di 15 miliardi di euro. L'Irap è il tributo più pesante, per dare un'ordine di grandezza nel 2008 ha rappresentato il 69% dei tributi propri delle Regioni (36 miliardi di euro su 52). Nel periodo considerato i versamenti dei agli enti locali sono cresciuti da 59,934 a 75,094 miliardi di euro. Sono i dati forniti dall'Istat alla Commissione parlamentare di vigilanza sull'anagrafe tributaria, nell'ambito degli approfondimenti in corso sul federalismo fiscale.
In attesa che si sciolga il nodo dell'imposta municipale unica e che il governo faccia i necessari decreti che rappresentano i primi tasselli del federalismo fiscale, per l'insieme delle amministrazioni locali il livello di autonomia tributaria è cresciuta nel tempo, sottolinea l'Istat. Il livello di autonomia tributaria è misurato come percentuale delle entrate fiscali in rapporto al totale delle entrate. Nel complesso si è passati «da un livello medio appena sopra il 10% negli anni Ottanta, al 26,2% negli anni Novanta, fino a oltre il 40% degli anni più recenti».
Anche sotto questo profilo però l'Italia è divisa in due. Comuni, Province e Regioni del Mezzogiorno, presentano globalmente un livello inferiore di autonomia impositiva e tributaria rispetto a quelli del Centro-Nord. Questo dipende - spiega l'Istat - da diversi fattori. I cittadini del Sud pagano pro-capite meno tasse della media nazionale. E lo scostamento è particolarmente forte guardando alle imposte il cui gettito è legato all'attività economica (come Irap e addizionali Irpef). La distanza con il resto del paese si accorcia notevolmente quando si tratta di entrate agganciate ai consumi, e soprattutto a consumi di base che ovviamente sono meno variabili rispetto alla disponibilità di reddito delle famiglie. Sul fronte dell'addizionale dell'energia elettrica o dei tributi sulla benzina, per esempio, non ci sono quasi differenze tra Centro-Nord e Sud.
A galoppare di più, rileva l'Istat nei dati forniti al Parlamento, è stata l'addizionale comunale Irpef che dal 2001 è letteralmente schizzata del 255%, mentre l'Ici, abolita sulla prima casa nel 2008 è ovviamente in calo. Il tributo più corposo resta l'Irap che con i suoi 36,1 miliardi di gettito nel 2008 assorbe poco meno della metà dei 75 miliardi di gettito complessivamente incassati da Comuni, Province e Regioni.
Un altro dato significativo è la percentuale di crescita delle tasse locali relativamente agli enti che le hanno incassate. Dai numeri emerge che negli otto anni considerati le imposte provinciali sono quelle che sono cresciute di più, il gettito prodotto è salito del 34%. In seconda posizione ci sono i Comuni, che tra il 2001 e il 2008 hanno visto crescere del 25,1% le loro entrate per tributi locali. Da ultime arrivano le Regioni con un 25,2% di incassi in più.
Nonostante la corsa delle tasse locali le amministrazioni locali sono sempre più indebitate, anche se la loro spesa è cresciuta meno di quella dello Stato e delle amministrazioni centrali. Secondo Bankitalia che ha stilato un dossier sulle «Economie regionali», le uscite totali a livello locale nel 2009 sono aumentate dell'1,8%, contro il 2,5% delle amministrazioni centrali. Nel 2009 il debito delle amministrazioni locali è aumentato del 3,6% e ha raggiunto quota 110,9 miliardi di euro. Tra le Regioni che hanno registrato gli aumenti più consistenti dello stock di debito figurano la Calabria, la Campania e il Piemonte.

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