Quali conseguenze può determinare la manovra finanziaria, appena approvata dal Senato e ora alla Camera, per il trasporto pubblico locale? Ecco l'opinione del neo amministratore unico di Amo, l'agenzia provinciale per la mobilità. di Maurizio Maletti Maurizio Maletti Ipotizzando un taglio ai servizi del 20% (ma la manovra taglia oltre il 50% delle risorse statali) uno studio di Asstra stima queste ricadute a livello nazionale: 1 milione 500mila pendolari al giorno a terra; meno 392 milioni di km percorsi al l'anno; 20mila addetti a rischio. I tagli ai trasferimenti variano a seconda delle Regioni; per l'Emilia-Romagna potrebbe accadere: meno 50% per il treno (da 118 a 58 milioni); idem per i bus; azzeramento del fondo viabilità (meno 60 milioni). Per quanto si possa pensare di equilibrare tra le varie voci, il quadro resta drammatico, con una riduzione media dal 30 al 50% che nessun miglioramento di efficienza ulteriore (che pure va sempre perseguito) e nessuna politica tariffaria possono pensare di colmare. E' dunque sostanzialmente a rischio il sistema del trasporto collettivo pubblico, così come lo abbiamo fino ad oggi conosciuto, e dal 2011 la risposta del servizio rischia di essere ancora più povera, più scadente, più lenta. Difficile stimare le concrete conseguenze per la realtà modenese, mentre inizierà a breve il confronto sull'atto di Indirizzo regionale (2011-2013) dal quale era naturale aspettarsi obiettivi di consolidamento, se non di miglioramento, di una realtà che certo resta ancora distante dalle esperienze integrate delle più dinamiche realtà europee. Se sono 13 milioni i km. coperti a Modena in un anno dal trasporto pubblico locale e il valore della produzione è di 28-29 milioni di euro l'anno, una proiezione di circa un terzo come ricaduta possibile dei tagli rende presto l'idea: potrebbero essere dai 3 ai 5 i milioni di km. a rischio nel 2011. Quali servizi togliere? In quali aree del territorio? Spero di sbagliar mi, e la preoccupazione del futuro non può costituire un alibi per non ricercare risposte affinché ciò non accada. E' bene, però, che tutti siano a conoscenza del quadro che viene oggi delineato, a partire dagli amministratori dei Comuni che giustamente ci segnalano e ci richiedono interventi utili, che risolverebbero problemi dei cittadini, migliorerebbero il traffico e la qualità della vita delle città, così come dai cittadini che vorrebbero (giustamente) più servizio, più velocità, più comfort, meno traffico e meno inquinamento. Mentre la cultura sociale chiede sempre più spesso meno inquinamento, meno traffico, più sicurezza, più qualità urbana, più mobilità dolce e sostenibile, questi dati - se confermati - delineano la impossibilità del sistema del trasporto pubblico locale a poter diventare moderno ed efficiente, ad essere una componente sostanziale della qualità del territorio e delle sue relazioni e non una risposta ancor più residuale per una utenza di seconda serie. Preoccupante è l'or izzonte disegnato dalla manovra del Governo per la mobilità: affossare il sistema pubblico, più traffico privato e che ognuno si arrangi come può.