Alla fine, dopo una giornata estenuante, il segretario Pierluigi Bersani, "stretto" tra la folla accalcata sotto il tendone di piazza Duomo, sigla il "patto" con gli aquilani, in tre punti: il Pd farà propria la proposta di legge sul terremoto di iniziativa popolare (ci sono già 22mila firme, altre saranno raccolte dal partito in tutta Italia) e potrebbe presentarla già nella festa nazionale di Torino a settembre; sosterrà l'idea di una tassa di scopo («Servono fondi certi, almeno 1,5 miliardi per sei o sette anni»); si impegnerà a rilanciare l'economia e il tessuto sociale, con un'iniziativa speciale sul tema del lavoro. Tra i primi partiti a raccogliere l'invito del sindaco - che aveva chiesto ai leader nazionali di toccare con mano la situazione - il Pd è sbarcato ieri in città con duecento deputati. Dopo un giro tra le rovine della zona rossa («Sembra una città bombardata» ha detto il leader Bersani) il gruppo ha deciso di partecipare all'assemblea dei cittadini a piazza Duomo. L'accoglienza, in verità, non è stata delle più calorose. «Al voto finale di conversione del decreto legge 39 - ha detto Ettore Di Cesare -, passato con 35 voti di scarto, c'erano 38 assenti del Pd. Ancora più sconcertante è stata l'assenza di quei parlamentari eletti nella circoscrizione Abruzzo». Giusi Pitari ha rincarato la dose: «Vi siamo grati di essere qui oggi, a solo un anno, tre mesi e 21 giorni dal terremoto». Il segretario comunale del Pd, Francesco Iritale, ha replicato: «Non dovete prendervela con noi, non eravamo al Governo. Ci siamo subiti il progetto Case, avevamo difficoltà a fare le assemblee nei campi, abbiamo fatto una battaglia serissima sulla questione delle tasse. È vero che forse aspettavamo i deputati da un po' di tempo, ma la loro visita è un segnale importante, mai nessun partito l'aveva fatto prima d'ora». L'intervento più acceso è stato quello di Giovanni Lolli: «Il Pd questa battaglia l'ha fatta come andava fatta fin dall'inizio? No, sinceramente no. Non si è capito che la questione era nazionale, mentre invece Berlusconi ne faceva La questione. Ora, però, dobbiamo decidere cosa fare e pensare a risolvere i problemi. Siamo venuti qui per ascoltare e soprattutto per prendere qualche impegno: la battaglia sulle tasse non è finita e servono una legge che dia certezze e fondi sicuri, ogni anno, attraverso la tassa di scopo». Impegni raccolti da Bersani: «Questo non può essere un terremoto di serie B. Qualcuno di noi aveva già visto la situazione, altri no. Prendiamo la giornata di oggi per cominciare, da domani, un impegno sentito, come compito personale per tenere viva questa questione. Non dobbiamo più sentire critiche come quelle che ci sono state rivolte».