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Pescara, 22/06/2026
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Data: 28/07/2010
Testata giornalistica: Il Centro
L'assemblea a L'Aquila striglia 140 deputati del Pd. In trasferta con 4 pullman. Condannate le assenze durante il voto in aula su decreto Abruzzo ed emendamento Lolli (guarda la foto)

Bersani e i parlamentari tra la gente in piazza Duomo: le critiche giuste le accettiamo

L'AQUILA. «Potevate venire prima». Eppoi: «Potevate fare e non avete fatto». E ancora: «Siete stati assenti in aula quando passò il decreto ammazza-Abruzzo». Bersani e Franceschini, e con loro 140 deputati Pd, insieme a vento e pioggia, prendono sonore bacchettate nella trasferta aquilana. L'Aventino in zona rossa per protesta contro l'ennesima questione di fiducia non è affatto rose e fiori. Al tavolo dell'assemblea cittadina permanente, ai big dell'opposizione non vengono riservate carezze. Anzi.
QUATTRO PULLMAN. Il clima dello sbarco, alla Villa, è un po' come alla gita scolastica. Il sindaco Massimo Cialente, già deputato, quindi ex alunno di questa comitiva, corre a salutare Teresa Bellanova da Ceglie Messapica («La mia compagna di banco»). Poi il segretario Pier Luigi Bersani («Qui per dar voce ai senza voce») e gli altri big Dario Franceschini e Rosy Bindi, Pierluigi Castagnetti e Livia Turco, gli abruzzesi Tommaso Ginoble e Lanfranco Tenaglia. C'è pure Pierluigi Mantini, Udc, salito, per l'occasione, sul bus della sinistra. C'è pure Sergio D'Antoni, l'ultima volta qui per un L'Aquila-Palermo dell'era Passarelli. Superato un isolato contestatore («Vergogna: speculate sull'Aquila»), il clima da gita finisce subito. Facce serie, sgomento, costernazione. «Era davvero così?». Il deputato Giovanni Lolli, che fa da Cicerone, si prende la rivincita. «Ve l'avevo detto, io, che a vederlo è tutta un'altra cosa». In piazza Duomo il rito del caschetto e poi dentro, nella zona rossa, dove il tempo pare essersi fermato, insieme a tutto il resto. E dove sui mucchi di macerie cresce l'erba. Via Cavour, via Sallustio, via Camponeschi, i Gesuiti, piazza San Pietro. In via Paganica, davanti alla vecchia sede che fu del Pci ed era del Pd, si fa avanti l'ex deputato Alvaro Iovannitti che qui dentro fece tante battaglie. Alla finestra i resti di una bandiera stropicciata. «Non abbiamo potuto riprenderla», si giustifica Lolli.
L'ASSEMBLEA. La comitiva fa sosta al «Nerocaffè». Poi, in piazza, dove l'assemblea non fa sconti a nessuno. Ettore Di Cesare, il moderatore che parla a titolo personale, rinfaccia alla «pattuglia» Pd le assenze durante il voto del «decreto 39 ammazza-Abruzzo» (38 assenti e 4 astenuti), e dell'emendamento Lolli-Turco, quello sulla tassa di scopo (54 assenti e bocciatura per una manciata di voti). Nel mirino, stavolta, l'assenza dell'ex ministro della Salute Livia Turco, che, poi, si giustifica così: «Ero in visita con la commissione proprio all'ospedale dell'Aquila. Ho aderito in incognito a tutte le manifestazioni, la prossima volta farò i comunicati». I leader ascoltano gli schiaffi virtuali senza cedimenti. C'è chi parla di tasse e chi di diritti sospesi dalla Protezione civile, chi censura la stampa, chi ricorda l'emergenza lavoro. Poi Lolli prende il microfono e dice: «Il mio partito ha sbagliato a non considerare quella dell'Aquila una grande questione nazionale, al contrario di Berlusconi. Forse non sono stato capace di raccontarvi bene la situazione. Autocritica sì, ma guardiamo avanti: riprendiamo la battaglia tasse, basta ordinanze, sì tassa di scopo».
BERSANI. Il segretario: «Il partito che voglio io non vive solo di applausi ma anche di critiche, discussioni, di gente che si guarda in faccia. Quelle giuste le accettiamo, ci rifletteremo. Siamo stati surclassati tutti dalla campagna sull'Aquila ma ora servono proposte. Sì alla legge specifica, scrivetela pure voi aquilani. Se sarà ben fatta raccoglieremo firme in tutta Italia e se ce la fate la lanceremo alla nostra festa di settembre. Tassa di scopo necessaria: servono 1,5 miliardi l'anno per 7 anni». E i mugugni diventano applausi.
SUL PULLMAN. Alle 19 comitiva di nuovo in pullman. Ai due posti davanti il più giovane e il più anziano del gruppo: Andrea Sarubbi, 39 anni, che qui apprende del silenzio sul sisma durante la messa inserita nella sua ex trasmissione («A sua immagine») e il 79enne ex direttore dell'Unità Furio Colombo, che loda la vivacità dell'assemblea. «Interventi ben pronunciati, idee chiare, franchezza e voglia di fare: una risorsa per L'Aquila e, per noi, una trasferta positiva». I cellulari si riaccendono, i deputati leggono le agenzie di stampa e rilasciano dichiarazioni al telefono. Ecco di nuovo Cialente e Lolli di corsa sull'autobus numero 2 fermo davanti a Cristo Re. Vanno a salutare i big. Franceschini è seduto a metà pullman, lato corridoio. Cialente lo «placca» e si congeda così: «Sai Dario, L'Aquila rugby...». Ecco, altra storia da salvare.

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