L'AQUILA. La Marsica è compatta, il Sangro-Aventino risponde alla grande. Sindaci, amministratori e cittadini, mescolati a tanti pensionati dello Spi Cgil, presidiano la Villa di fronte al palazzo della Regione già un'ora prima dell'inizio dei lavori consiliari. Assieme a loro una nutrita schiera di carabinieri e forze dell'ordine, che controlla con discrezione.
La manifestazione è civile. Via via che passano i minuti la partecipazione diventa consistente e, poco prima dell'avvio dell'assemblea, circa 500 persone si radunano davanti al Palazzo. Fischietti, slogan urlati soprattutto contro l'assessore alla Sanità: «Venturoni, vattene, hai rotto li' c...»). Cartelli: «Lasciateci l'ospedale», «Tutto sulle nostre spalle», «L'America sceglie la sanità pubblica e voi quella privata».
Il primo intoppo è all'ingresso della Regione. Tutti vorrebbero entrare, ma non è possibile. Anna, 73 anni, di Pescina, guarda con vispi occhi azzurri la sala delle adunanze da dietro le sbarre di un'entrata laterale. Qui viene dirottata la folla dei manifestanti di ogni colore politico e provenienza. «Abbiamo bisogno di un reparto di emergenza a Pescina, chiediamo troppo? Chiodi? Una delusione. Sono una liberale convinta, questo suo comportamento proprio non lo capisco». Le voci della protesta arrivano fin dentro l'aula consiliare, e diventano imbarazzanti quando il presidente Nazario Pagano chiede un minuto di silenzio per i due militari uccisi in Afghanistan. E mentre nel palazzo cominciano le schermaglie, fuori la manifestazione si trasforma in sit-in.
Le prime mosse sono dell'opposizione, ma si rileveranno tutte inefficaci. Due ordini del giorno, proposti dal leader dell'Italia dei valori Carlo Costantini e dal capogruppo del Pd, Camillo D'Alessandro, bocciati dalla maggioranza. Entrambi accusano Chiodi di non aver voluto coinvolgere il consiglio regionale nella redazione del piano di riordino e soprattutto di non voler ascoltare le ragioni dei sindaci. Dei tre documenti preliminari presentati prima dell'intervento conclusivo di Chiodi, uno soltanto viene approvato. E' quello che reca la prima firma del capogruppo del Pdl Giuliante. Chiede di istituire dei tavoli provinciali di coordinamento sul tema sanità. Ai tavoli», precisa Giuliante, «dovranno essere presenti i presidenti delle 4 Province. Ogni Provincia interloquirà con i sindaci e il commissario Chiodi». Oggi stesso i primi cittadini sono convocati in quinta commissione sanità, ma l'invito ha il sapore della beffa dopo l'intervento del governatore-commissario che chiude ogni spiraglio alla trattativa. L'Idv, con Costantini, aveva presentato un documento per chiedere la sospensione «delle procedure di approvazione del piano operativo sanitario 2010 e di rinviare le scelte in un nuovo e omnicomprensivo programma di rientro da concertare con i soggetti interessati».
Il capogruppo del Pd D'Alessandro non ci sta. «In modo vergognoso siamo arrivati qui, dopo che le carte sono già state consegnate a Roma. Ho una e-mail dove il piano operativo viene dato ai consiglieri di maggioranza e ai senatori Di Stefano e Piccone». Sono solo i primi fuochi di una bagarre che esploderà nel finale dell'assemblea con un risultato già scritto: il programma taglia-ospedali andrà domani al varo del governo. (f.c.)