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Pescara, 22/06/2026
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Data: 29/07/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Chiodi gela i sindaci: il piano non si tocca «La crisi è di sistema, impossibile mantenere 35 ospedali in Abruzzo»

Inutile l'approvazione di un ordine del giorno di mediazione firmato dal capogruppo Pdl Giuliante

L'AQUILA. Sei ospedali chiuderanno e i tagli di posti letto e servizi si faranno secondo le previsioni del Piano varato dal presidente commissario alla Sanità, Gianni Chiodi. La marcia dei sindaci sull'Emiciclo non sortisce risultati, l'assemblea regionale straordinaria chiesta dalle opposizioni si chiude in bagarre, senza margini di manovra o di ripensamento sul documento contestato in tutti gli angoli d'Abruzzo. La necessità di riequilibrare i conti della sanità non consente mediazioni.
Il documento è atteso all'approvazione del governo per domani e non c'è altro tempo per approfondimenti. Già troppo ne è passato da quando la Regione ha cominciato ad accumulare debiti da capogiro. Citando l'ex premier britannico Tony Blair, il governatore-commissario chiude il suo intervento spiegando «che i leader politici si riconoscono quando hanno la capacità di dire dei no».
Così finisce con i sindaci, una quarantina arrivati all'Aquila per ascoltare parole di speranza sui loro piccoli ospedali, che gettano le fasce tricolori nella sala consiliare. Nell'aula volano insulti, mentre diverbi infuocati si accendono tra vari esponenti politici di maggioranza e opposizione alla fine di un'assemblea che vede prevalere rabbia e sfiducia. L'intervento del governatore chiude ogni velleità di revisione del documento, nonostante un ordine del giorno a firma del capogruppo Gianfranco Giuliante, che offre uno spiraglio a riequilibrare la rete ospedaliera affidandosi alla mediazione dei presidenti delle Province. Chiodi ribadisce che la «crisi è di sistema». Che una popolazione abruzzese di un milione 300mila abitanti, un quartiere di Roma, «non può più consentirsi 35 ospedali a poca distanza, cloni gli uni degli altri, ricoveri inappropriati, interventi a bassa complessità e poche garanzie per i pazienti». Il governatore ripete come un mantra quel che va dicendo da settimane a ogni occasione. Che il capitolo «sanità ha assorbito in Abruzzo tra l'80 e l'85% delle finanze pubbliche, di cui la gran parte per gli ospedali». Risultato: un deficit spaventoso e Regione commissariata dal governo nazionale, perché incapace di costruire un modello di qualità a costi sostenibili per il cittadino. Fine della favola. Nel suo ruolo di commissario, Chiodi attacca senza citarli anche i precedenti governi (Pace, centrodestra, e Del Turco, centrosinistra) che con «l'espediente delle cartolarizzazioni» avrebbero applicato una tecnica virtuale di risanamento del debito. «Oltre che truffaldina», sottolinea, «secondo le affermazioni della procura di Pescara, perché è servita solo a prendere un po' di fiato, a tamponare la falla. In realtà, ha rimandato semplicemente il problema, non lo ha risolto. Anzi, lo ha aggravato». E ancora: «Chi ha voluto cinque neurochirurgie in Abruzzo? Chi ha costruito ospedali di fronte a una clinica privata? Chi ha consentito che in Provincia dell'Aquila ci fossero 14 ospedali (tra pubblici e privati ma tutti pagati dal pubblico) su una popolazione di poco più di 300mila abitanti. E che in provincia di Chieti ve ne fossero 11? La linea che dovrebbe separare colpevoli e innocenti», precisa Chiodi, «è molto labile, direi evanescente». La morale è che di riforma sanitaria si parla da anni ma nessuno l'ha mai fatta, anche se nella visione del governatore i termini del problema e le soluzioni sono noti da tempo: attuare interventi strutturali, ridurre le spese, soprattutto quelle correnti per diminuire il deficit e tagliare rami secchi, come le Asl, i distretti sanitari, il personale amministrativo in esubero. Riorganizzare e aumentare il controllo sulle cliniche private convenzionate; eliminare gli ospedali duplicati. Occorrerebbe puntare non su grosse e costose strutture generaliste inserite in piccoli bacini di utenza, ma su ospedali grandi, non in termini di posti letto. Grandi in termini di qualità, con apparecchiature diagnostiche d'eccellenza e professionalità eccelse; passare dalla ospedalizzazione di massa alla prevenzione, all'assistenza domiciliare, creare presidi per i disabili e gli anziani, sviluppare le Rsa che costano la metà di un ricovero ospedaliero».
Tutte cose di cui i territori continuano a essere sprovvisti, è la denuncia dei sindaci. Che alla fine però non hanno potuto far altro che gettare le fasce tricolori in segno di protesta e rientrare nei loro municipi.

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