Vertice con Letta e Tremonti a palazzo Grazioli Spunta anche Bertolaso «Daremo una mano»
L'AQUILA. «Ghe pensi mì», oppure, in aquilano, «Ce penzo jì». Berlusconi, dopo sei mesi di assenza dall'Aquila (ultima visita 29 gennaio 2010) e dopo le avvertenze a «quelli della Protezione civile» di non andarci più, per non prendere «un colpo in testa», si riprende la ricostruzione.
«NON SAPETE GESTIRE». Il Pd schiera 140 deputati in zona rossa, Chiodi va a palazzo Grazioli per bussare a soldi per pagare i debiti dell'emergenza e il premier tira fuori il colpo a effetto. «Con il sottosegretario Letta abbiamo preso la decisione di riprendere nelle nostre mani la fase 2, quella della ricostruzione dopo l'emergenza». Un commissariamento dei commissari. Alla conferenza degli ambasciatori il premier aggiunge: «Ci sono ancora 13 miliardi di euro da spendere per la ricostruzione», una fase che «le istituzioni locali non hanno saputo gestire». E ancora: «In meno di dieci mesi abbiamo costruito abitazioni per 30 mila persone. Il governo ha saputo reagire al terremoto che ha colpito L'Aquila. Si tratta di abitazioni antisismiche, belle, collegate ad asili, scuole e chiese. Si tratta di un know-how importante che noi, grazie alla nostra avanzatissima Protezione civile, siamo capaci di portare avanti ovunque nel mondo. Abbiamo stanziato 15 miliardi per il terremoto, ne abbiamo spesi meno di 3, ne abbiamo ancora 12mila. Riprendiamo in mano la ricostruzione».
BERTOLASO. «Si sta ragionando per capire se la squadra dell'Aquila può essere rinforzata, aiutata a uscire da questi momenti di difficoltà, convinta o messa nelle condizioni di fare quelle cose concrete che tutti gli aquilani si aspettano». L'anteprima era arrivata con una dichiarazione al Tgr Abruzzo del capo della Protezione civile Guido Bertolaso. «Credo che gli aquilani non vogliano polemiche, chiacchiere, ma fatti concreti, interventi, decisioni e assunzioni di responsabilità». Sabato a Montesilvano Bertolaso disse: «La Protezione civile non tornerà. All'Aquila c'è un'emergenza sociale, organizzativa, economica che dev'essere risolta dalle autorità locali».
CIALENTE. Questa la prima reazione di Cialente. «Il Dipartimento vuole sapere a che punto siamo. Io gli rispondo dicendo che stiamo cercando di gestire l'emergenza finanziaria e abitativa che ci hanno lasciato. Stiamo procedendo con gli avvisi pubblici verso la ricostruzione delle prime 6 aree del centro, ma siamo in ritardo. Ci sono voluti 3 mesi e mezzo per le linee guida per la ricostruzione. Ancora non sappiamo se per la ricostruzione si potrà contare su un contributo o su un indennizzo e questo blocca la ricostruzione pesante». Cialente chiede fondi per rifare la rete elettrica, dell'acqua e del gas in centro storico. «Molte case agibili non possono essere utilizzate perché non hanno i sottoservizi e la gente resta a spasso».
CHIODI. Nello stesso istante in cui Cialente fa questa rassegna, il commissario per la ricostruzione Chiodi, al tavolo col premier, il ministro dell'Economia Tremonti, il sottosegretario Letta e il capo della Protezione civile Guido Bertolaso, chiede al governo di essere affiancato da altri due vicecommissari: «Due figure tecniche per rafforzare la struttura commissariale». Insomma, da uno (Cialente) a tre vicecommissari. Chiesto anche un «nucleo di lavoro stabile presso il dipartimento di Protezione civile composto da uno o più rappresentanti di ogni dicastero che rappresenti l'interfaccia tra gestione commissariale e governo».
I SOLDI. Poi si fa il punto sui debiti dell'emergenza. Si parla dei 350 milioni da dare a imprese, albergatori e cittadini per l'autonoma sistemazione. E qui altre rassicurazioni. «Presto saranno assegnati all'Abruzzo 220 milioni. Il governo ci è ancora più vicino e, come dichiarato dallo stesso ministro Tremonti, nonostante la difficile situazione finanziaria del Paese, L'Aquila starà fuori dall'emergenza con la ricostruzione e il rilancio che costituiranno una priorità per questo governo».