«Non ho mai saputo nulla né conosco le attività e le finalità, né sono mai stato contattato da qualcuno». Così il coordinatore del Pdl, Denis Verdini, in una conferenza stampa, ha replicato alle accuse di un suo coinvolgimento nell'inchiesta sulla P3. Verdini ha sottolineato di trovarsi in una situazione «paradossale» in quanto indagato nonostante, ha ribadito, «non ho mai saputo nulla» dell'associazione. L'associazione segreta denominata P3? «È inesistente». Ma le indagini rischiano di essere «pericolosissime per la democrazia».
Dopo aver confutato le accuse nei suoi confronti, il coordinatore del Pdl Denis Verdini attacca l'indagine della Procura di Roma. «La P3 è inesistente ma pericolosissima per la democrazia - ribadisce -. Non per il senso che si sta dando in questi giorni all'inchiesta ma per quello che il Paese ha già visto con la P2». Secondo Verdini, insomma, il rischio è che possa accadere quanto già visto con l'associazione guidata da Licio Gelli, «con tanta gente finita dentro le indagini e poi assolta dalle sentenze della magistratura».
«Sui soldi io parlo in modo semplice: ho una sola tasca da dove li tolgo e li metto ed ora in questa mia tasca ci sono i debiti che ho fatto per il Giornale di Toscana, soldi di gran lunga superiori rispetto a quelli di cui si pensa». «Mi fa specie - prosegue - quando si parla di un imprenditore che fa soldi investendo in un giornale. Vi invito - dice rivolto ai giornalisti - a chiedere ai vostri editori quali sono i guadagni». «Rivendico con orgoglio la liquidazione dei tentativi diffamatori a tutela dell'amico Caldoro che tutti abbiamo sostenuto». «Io personalmente non ho toccato un soldo e, anzi, nella vicenda del giornale ce ne ho rimessi tanti. Miei e della mia famiglia». Il coordinatore del Pdl Denis Verdini, nel corso della conferenza stampa ha spiegato l'operazione da 2,6 milioni di euro relativa al 'Giornale della Toscanà che i magistrati gli contestano. Verdini ha sottolineato che i 2,6 milioni erano un aumento di capitale, di cui sono stati versati solo 800 mila euro.
«Non ho mai scaricato Dell'Utri che è una persona per bene. Non c'è nulla da scaricare e sicuramente io non scarico l'amicizia». «Lo voglio dire chiaramente - prosegue Verdini - non c'è niente da scaricare perchè non c'è nessun fatto. È una cosa che non capisco e voglio chiarire in onore dell'amicizia che ho con Dell'Utri. Lo ripeto, non c'è nulla da scaricare».
«Non vedo nessuna argomentazione che possa indurre a dimettermi. Lo ripeto con orgoglio sulla P3 non ho idea di che cosa si tratti e non ne ho mai sentito parlare. Non capisco perchè dovrei dimettermi da coordinatore del Pdl, so che se ne discute, è legittimo. Io sto facendo questa conferenza stampa per staccare il partito da queste cose».
Ipotesi espulsione di 4 An
Tutti allertati per venerdì alle 14,30 per la convocazione (ancora non ufficiale) di un ufficio di presidenza. Nelle intenzioni del premier Silvio Berlusconi, spiega più di una fonte parlamentare di maggioranza, c'è la volontà di arrivare a una conclusione del 'casò Fini e finiani nel giro di poche ore. Per questo, tutti i componenti dell'ufficio di presidenza del Pdl sono stati preallertati di tenersi liberi per venerdì alle 14,30, momento in cui non è escluso che si arrivi al redde rationem. Tra le ipotesi, infatti, c'è sia quella di un documento da mettere ai voti che prevede, nero su bianco, l'espulsione dal partito di 4 esponenti: Gianfranco Fini, Italo Bocchino, Fabio Granata e Carmelo Briguglio. Ma c'è anche chi, nella maggioranza, tenta ancora di ricucire e ridimensionare la portata della riunione di venerdì. E infatti, nei capannelli in Transatlantico, durante il voto di fiducia sulla manovra, c'è chi parla di un documento più 'morbidò quale ultimo tentativo di mettere la parola fine allo scontro tra Berlusconi e Fini. Nel documento si farebbe un ultimo appello all'unità nel partito. In questo caso, spiegano fonti vicine al presidente della Camera, i finiani - che oggi si sono riuniti per valutare il da farsi - sarebbero disponibili a votare a favore. Se invece la situazione dovesse precipitare, spiegano ancora fonti vicine alla terza carica dello Stato, non è esclusa l'ipotesi di un 'ritirò - da studiare tecnicamente - dei ministri e sottosegretari finiani dal governo.
Fini, offerta di pace
«Resettare tutto, senza risentimenti»: con questa formula esordisce in una breve conversazione serale con il Foglio Gianfranco Fini. «Vuol dire - spiega Fini- che Berlusconi ed io non abbiamo il dovere di essere e nemmeno di sembrare amici, ma dobbiamo onorare un impegno politico ed elettorale con gli italiani. Per questo ci tocca il compito, anche in nome di una storia comune non banale, di deporre i pregiudizi, di mettere da parte carattere e orgoglio, di eliminare le impuntature e qualche atteggiamento gladiatorio delle tifoserie. E` l`unica via per evitare che una deflagrazione senza senso si porti via, tra le macerie di un partito e di una esperienza di governo, la credibilità del centro destra, prima di tutto nella testa e nel cuore di quanti ci hanno seguito e dato il mandato di rappresentarli. Non ci sarebbero né vinti né vincitori, alla fine della mattanza. Quando dico che si deve chiudere una pagina conflittuale e aprirne una nuova, non faccio appello ai sentimenti, di cui non nego l`esistenza e che hanno la loro importanza per molti di noi; non esibisco né chiedo ipocrisie, faccio invece appello alla ragione, ai fatti, all`analisi politica e alle basi pubbliche e discorsive, intessute di dialogo e di capacità di riflessione comune, di qualunque possibile fiducia tra diverse leadership».
Poi, sul tema della legalità, Fini dice: «Garantismo e legalità non sono in conflitto. La mia solidarietà verso chiunque sia colpito da gogna mediatica e da accanimenti palesi è di antica data, e resta intatta. A Napoli ho parlato della stranezza del comportamento di un sottosegretario che si dimette senza avvertire l`opportunità di dimettersi anche da coordinatore regionale: ho invece letto il giorno dopo sul giornale di famiglia che avevo chiesto la testa di Silvio Berlusconi. Certo che se poi gli ultras, sempre nemici di ogni buon compromesso politico, riportano al capo che io voglio fare un repulisti giustizialista, allora prevale la logica degli anatemi. Non è possibile equivocare la mia posizione: io ho radici e appartenenza culturali e politiche chiare. Qui sto e qui resto, in ogni senso. Nel senso dello schieramento e delle idee portanti. Se avessi dubbi radicali, se davvero fossi sfiduciato e amaro, non direi, anche sulle questioni della legalità, che si può e si deve resettare tutto, per scrivere un nuovo capitolo con un minimo di ottimismo».