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Data: 29/07/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Sacconi: il modello Pomigliano anche in altri impianti

ROMA Manda due o tre messaggi, Maurizio Sacconi, al termine del vertice di Torino. Uno magari è semplicemente l'annuncio di un nuovo incontro (il 15 settembre) per Termini Imerese, ma gli altri due hanno significato assai rilevante in quanto segnano le sfere di competenza tra esecutivo e parti sociali. «Il governo - afferma il titolare del Welfare - ha sollecitato le parti a restare nell'alveo delle tradizionali relazioni industriali che hanno dimostrato capacità di rigenerazione. Lo stesso governo non gradisce atti unilaterali e chiede alle parti di procedere d'intesa tra di loro». Come dire che, al momento, l'esecutivo (almeno lui, Sacconi) non ritiene opportuno il possibile scardinamento del sistema contrattuale, cioè un blitz come quello della disdetta del contratto dei matalmeccanici quando l'azienda ha di fronte una controparte sindacale che ha dimostrato di aver imboccata la strada del riformismo. Insomma, la Fiat dovrebbe tener conto che c'è una larga fetta del sindacato che ha dato prova di poter lavorare insieme all'impresa. E per il bene dell'impresa e di chi vi lavora.
Dice ancora Sacconi che Fiat e sindacati esamineranno insieme, caso per caso, presente e futuro dei vari stabilimenti e che «si vogliono realizzare accordi sul modello di Pomigliano. Questo non significa lo stesso accordo, ma verificare la convergenza delle parti sugli investimenti e l'organizzazione del lavoro». Non è un concetto estemporaneo, ma l'annuncio che dopo "Fabbrica Italia Pomigliano", potrà nascere "Fabbrica Italia Cassino" e Mirafiori, Melfi ecc. In altre parole, il Lingotto potrà dar vita ad altre newco, magari con caratteristiche diverse, calibrate sulle esigenze degli impianti. Nuovi siti industriali regolati, ovviamente, dal contratto nazionale (almeno fin quando resterà in vigore) ma dove le intese normative (fatte anche di deroghe) e salariali di tipo aziendale avranno una crescente rilevanza. Insomma, sempre più spazio ai contratti di secondo livello. E' altrettanto ovvio che possibili, nuove regole dovranno trovare la «convergenza delle parti». Cioè dovranno passare attraverso una fase negoziale di assoluta pertinenza dell'azienda e del sindacato. Senza l'intervento del governo, se non in un ruolo circoscritto di sostegno e coordinamento.

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