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Pescara, 22/06/2026
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Data: 30/07/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Cialente ora chiede aiuto a Napolitano. Il sindaco telefona al capo dello Stato: no truppe di occupazione, rispetto per gli aquilani

Il ritorno eventuale della Protezione civile sarebbe un problema di tipo democratico ma anche morale

L'AQUILA. Ha rischiato schiaffi veri, da un imprenditore non pagato che ha anche aggredito la sua segretaria, e non l'ha detto a nessuno. Ma a prendere quelli virtuali del premier che gli imputa le colpe del mancato avvio della ricostruzione no, non ci sta. Allora, di prima mattina, si attacca al telefono. «Pronto, Quirinale...sono il sindaco dell'Aquila». Massimo Cialente, sempre più solo e assediato, è tornato nel tritacarne come primo rappresentante dei cittadini del capoluogo devastato, di nuovo oggetto di scontro politico in concomitanza con un'altra fase di burrasca per Berlusconi, come fu ai tempi del sisma. «Allora serviva lo show per far dimenticare agli italiani altre vicende, oggi si ricomincia?». È solo, Cialente, solissimo. Anche se attorno al tavolone ingombrato dai faldoni di pratiche evase dagli uffici («Eccoli, qui dentro ci sono 200 milioni di mandati di pagamento senza soldi») siedono il suo vice, Giampaolo Arduini, e gli assessori Pierluigi Pezzopane, Silvana Giangiuliani, Pietro Di Stefano e Marco Fanfani. Arrivano pure dirigenti e funzionari di quegli uffici «di scansafatiche, come qualcuno vorrebbe far sembrare. Abbiamo fatto il possibile, senza soldi né personale, pregando in ginocchio che non ci tolgano i 20 di Abruzzo Engineering sennò chiudo. Che devo fare, l'accattone? Del resto, proprio Bertolaso disse, non molto tempo fa: i soldi? Tutto sta a come si chiedono...».
IL RITORNO. Il ritorno del governo, attraverso la Protezione civile, viene visto da Cialente come «un problema di tipo istituzionale, democratico, morale e di trasparenza. Non ci servono truppe di occupazione, la ricostruzione la facciamo noi, gli aquilani. In un paese democratico la Protezione civile non ricostruisce. Io sono preoccupato e l'ho detto al Capo dello Stato. Ci hanno lasciato per mesi senza un centesimo e adesso, dopo le botte di Roma, spuntano fuori i soldi? Quanti? 13 miliardi, bene. Ma allora vogliono gestirli loro, questi come quelli delle donazioni, mentre gli appalti per i Map non li vogliono fare. Oppure si pensa a un trappolone come per i Mar? Il loro ritorno è impossibile. Vogliono far rientrare dalla finestra la Protezione spa? E chi sarà il commissario, Balducci?». «Oppure Anemone», come gli suggerisce Arduini, il quale invita Berlusconi a un confronto in piazza con gli aquilani. «Pensate», riprende il sindaco, «che avevano spartito in 19 zone pure il centro storico pensando di dare contentini a destra e a sinistra. Non lo permetteremo. I soldi, in realtà, glieli ha prestati il Comune, al governo, quando ha anticipato l'autonoma sistemazione. Chiodi e i nuovi vicecommissari? Lui m'ha detto che è sconcertato, voglio pensare che quando li ha chiesti fosse in buona fede. Io non me ne vado: qualcuno sta indagando su cos'ha fatto il Comune, per incastrarmi. Ma dovranno cacciarmi con la forza».
I FALDONI. «Se vogliono, questi faldoni con puntellamenti, indennizzi alle imprese, contributi per le case, glieli porto a Roma, glieli regalo», urla Cialente picchiando a mani aperte sui fascicoli. «Sì, glieli regalo: basta che paghino la gente che aspetta soldi. E paghino pure i 50 milioni di debiti di alberghi di gennaio, quando c'erano ancora loro».

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