Sul tavolo ci sono decine di faldoni, zeppi di fascicoli. C'è scritto "traslochi", "lavori", "contributi". Il sindaco Massimo Cialente quasi li prende a pugni. «Non facciamo nulla? Qui ci sono cento milioni di euro di pratiche pronte e non pagate!». Lo schiaffo del premier («Riprendiamo in mano la ricostruzione con la Protezione civile, gli enti locali non sono stati in grado») lo ha ferito nel profondo: «È un atto di maleducazione istituzionale, uno dei più gravi che si possano commettere - ha detto ieri Cialente nel corso di una conferenza stampa convocata in gran fretta insieme ad assessori e dirigenti -. L'Aquila non è Kabul, non abbiamo bisogno di truppe di occupazione. È possibile che dopo le botte di inizio luglio a Roma i fondi comincino ad arrivare e adesso, a fronte di mesi di difficoltà economiche, il Governo sia pronto a una nuova passerella mediatica sulle spalle degli aquilani». Il viso si stravolge quasi dalla rabbia: «Mi auguro che non sia un nuovo tentativo per fare passare la questione della Spa dalla finestra. E poi a quale titolo la Protezione civile torna in città? E chi sarà il nuovo commissario? Forse Balducci? In un paese democratico la Protezione civile si occupa di emergenza, non di ricostruzione». Il sindaco è un fiume in piena: è contrario ai due nuovi vice commissari chiesti da Chiodi al Governo (ne arriverà solo uno) e dice che se verranno nominati prenderà atto e poi valuterà il da farsi. «Dimissioni da commissario? Vedremo. Ce la stanno mettendo tutta per cacciarmi, facendo le pulci a ogni cosa». Certo è che le parole del premier suonano quasi come un commissariamento dell'intera struttura. «Anche Chiodi - ha raccontato Cialente - è rimasto sconcertato. La verità è che siamo stati lasciati soli, senza un euro, con tanti debiti. E adesso si torna allo show?». Il sindaco elenca le case non fatte (1.400), la scoperta di 64 Map che giacevano smontati, i fondi che non arrivano, i ritardi nelle ordinanze («Le "E" sono ancora bloccate da una questione di interpretazione tra "contributo" e "indennizzo"»), il tentativo di far ricostruire il centro agli aquilani («Era già stato diviso in 19 aree da assegnare»).
L'unica voce a favore del premier si leva dal senatore Pdl Filippo Piccone: «Il ritardo della ricostruzione all'Aquila è imputabile soprattutto al sindaco Cialente e questo è sotto gli occhi di tutti, lui è l'antitesi politica del fare». Di contro il centrosinistra e le associazioni si sono scatenate. La Pezzopane ha parlato di «Governo impazzito e in preda a una crisi di delirio», l'Idv di Berlusconi come «novello Re Sole», Legambiente di «decisione fuorviante del premier», il Psi di «ennesima sparata nello stile del ghe pensi mi».
L'assemblea permanente di piazza Duomo ieri si è riunita in via straordinaria. Dopo una valutazione delle dichiarazioni del premier si è arrivati alla conclusione di rispondere con una lettera aperta al presidente della Repubblica.