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Pescara, 22/06/2026
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Data: 30/07/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pomigliano, la newco parte subito ma sarà fuori da Confindustria. Da settembre 2011 riassunti i dipendenti con nuove regole. Disdetta del contratto, 2 mesi per decidere

Fiat propone intese specifiche per i vari stabilimenti. No della Fiom

ROMA La Fiat resta - per ora - in Confindustria, ma intanto muove i primi passi per uscirne: prima la creazione della newco "Fabbrica Italia Pomigliano", ieri la comunicazione alle organizzazioni sindacali che l'impianto campano non sarà iscritto alla Unione industriale di Napoli. E se il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ed alcuni autorevoli sindacalisti anticipano che potranno nascere nuove newco sul modello campano emerge chiarissimo l'obiettivo finale del Lingotto: arrivare alla disdetta del contratto dei metalmeccanici. L'azienda si è concessa un rinvio di due mesi (alla luce del compromesso raggiunto tra Sergio Marchionne ed Emma Marcegaglia) solo per verificare se, nel frattempo, possa essere applicata una sorta di intesa-ponte con i sindacati firmatari del Patto del 15 giugno scorso. Del resto lo sganciamento di Fiat da Federmeccanica sarebbe risultato devastante e per i sindacati e per Confindustria. Un rischio troppo grosso anche per un decisionista come Marchionne.
Ieri la delegazione aziendale guidata da Paolo Rebaudengo, ha comunicato ai sindacati di voler congelare per sessanta giorni la disdetta del contratto e relativa uscita da Confindustria e che da settembre 2011 i cinquemila lavoratori dello stabilimento di Pomigliano potranno essere riassunti (insieme ai mille della Ergom, azienda dell'indotto) nel rispetto degli accordi sottoscritti con Cisl, Uil, Ugl e Fismic. Chi, tali regole non accetta, ovviamente sarà libero di farlo e autolicenziarsi. Non saranno riassunti i lavoratori in mobilità ai quali sarà garantito il trattamento per quanto riguarda i criteri di anzianità. Non ci saranno licenziamenti ed il personale passerà da Fiat Group Automobiles alla newco. A Pomigliano e Arese sarà ridotto il monte ore di permessi sindacali considerato eccessivo dall'azienda. Insomma, ai dipendenti dell'impianto campano non sarà più applicato il contratto dei metalmeccanici. Un altro segnale netto di quali siano le intenzioni del gruppo torinese.
Nel frattempo dovrà però essere gestito al meglio il periodo transizione tra l'avvio operativo della newco Pomigliano e la scadenza del contratto nazionale (31 dicembre 2012). Ecco allora l'intesa-ponte proposta dal Lingotto ai sindacati per definire un quadro di regole sulle condizioni per attuare il progetto "Fabbrica Italia Pomigliano" in tutti gli stabilimenti: massimo utilizzo degli impianti, flessibilità garanzie e altre misure che verrebbero calibrate stabilimento per stabilimento. I sindacati accetteranno? Quelli che hanno firmato l'accordo di Pomigliano non avranno difficoltà, la Fiom ha già comunicato il suo «no». «La decisione della Fiat - ha commentato Enzo Masini, coordinatore del settore Auto - di sospendere la disdetta del contratto nazionale conferma che l'accordo di Pomigliano contiene in sé deroghe al contratto e, a nostro avviso, anche a leggi fondamentali in materia di diritto del lavoro. La Fiat pensa che il modello Pomigliano debba valere per tutti. Su questo non la seguiamo. Rischia solo di gettare benzina sul fuoco». La tregua di sessanta giorni concessa da Marchionne servirà a verificare se il contratto può essere "integrato" se non aggirato in base al protocollo Pomigliano. Funzionerà? «L'importante - dice Giovanni Sgambati, leader della Uilm Campania - è che parta l'investimento di 700 milioni e che ad agosto cominci l'operazione di bonifica del sito per prepararlo all'arrivo della Panda».

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