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Pescara, 22/04/2026
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Data: 31/07/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Fs, tangenti sulle pulizie: arrestati due sindacalisti. Moretti: «Parte civile anche contro le aziende che pagavano» - La mazzetta in diretta (Guarda il video)

MILANO Nessuna minaccia fisica. Bastava la semplice prospettazione dei problemi in cui le ditte sarebbero incappate a far capitolare gli imprenditori: scioperi selvaggi dei dipendenti, treni lasciati appositamente sporchi con conseguenti penali da decine di migliaia di euro da parte delle Fs, segnalazioni spropositate di mancanza di materiale. «Non volete guai? Allora pagate», dice in una telefonata intercettata il componente della cricca a una delle vittime. Pronta a versare fior di mazzette pur di lavorare senza gli intoppi che sarebbero costati ben più salati del pizzo mensile. Alla fine la Dussmann, multinazionale tedesca con 10 mila dipendenti, ha vinto una gara d'appalto e ha spezzato il cerchio, denunciando gli estorsori. Non delinquenti qualunque, ma rappresentanti di spicco dei sindacati delle Ferrovie.
E la Polfer della Lombardia ha fatto scattare l'operazione "Treni puliti". Pasquale Maio, 46 anni, segretario nazionale aggiunto del Sindacato autonomo lavoratori partecipate appalti servizi, il Salpas aderente all'Orsa, è stato arrestato con 10 mila euro in tasca alla stazione di Milano Rogoredo, mentre con una busta contenente 2.000 euro è stato preso davanti alla stazione Centrale il sedicente ispettore di qualità Walter Di Bona, 43 anni, che pretendeva 800 euro al mese per evitare controlli sulle pulizie eseguite. Indagati il segretario nazionale del Salpas, Claudio Fiorenza, e il tecnico della segreteria nazionale Martino Maio, fratello di Pasquale. «Noi ci costituiamo parte offesa sia verso chi prendeva i soldi sia verso le aziende che davano i soldi. È una situazione scandalosa che dobbiamo debellare», dice l'amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Mauro Moretti. «È una brutta pagina. Ed è negativo che un sindacato come l'Orsa non avesse strumenti di controllo interni per capire cosa stava accadendo». L'Orsa da parte sua ha «preso le distanze» dai presunti estorsori, sospesi da maggio, mentre le Fs denunciano il «rapporto incestuoso» fra sindacati e aziende assicurando che «il management del gruppo mette al primo posto trasparenza e correttezza nell'erogazione dei servizi». Fatto sta che i quattro, tutti incensurati, avevano architettato un giro di mazzette ormai ben collaudato, che in quasi tre anni ha fruttato 150 mila euro (di cui 22 mila recuperati) intascati con false fatturazioni mediante subappalti fittizi. «Era un sistema ampio, al quale nessuno osava ribellarsi, la cui leva di forza erano le penali a carico delle ditte», spiega l'ispettore capo della Polfer Angelo Laurino. Vittime dell'estorsione sono quattro imprese che si occupano delle pulizie di treni e stazioni in tutta Italia: la Csi di Roma, derubata di 100 mila euro, la Pulizie ed affini di Brescia, la Dussmann e la Berruti di Alessandria. Dopo aver vinto le gare, venivano contattate per il pagamento del pizzo, che andava dai 1.000 ai 5.000 euro al mese. Altrimenti i sindacalisti avrebbero sobillato i 300 addetti alle pulizie iscritti all'organizzazione, inducendoli a scioperare con il pretesto del ritardo nei pagamenti non inusuale nel passaggio dell'appalto. Come è accaduto il 31 marzo in Centrale, quando venne organizzato uno sciopero dei lavoratori della Csi: gli ignari dipendenti credevano di manifestare le buste paga, in realtà lo facevano nell'interesse dei quattro indagati che volevano intimorire gli imprenditori. E che poi esultavano al telefono: «Oggi li abbiamo massacrati».

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