PDL, LA RESA DEI CONTI Il Senatùr: «Venti milioni di persone disposte a battersi fino alla fine»
ROMA. In piazza. Berlusconi minaccia: «Assurdo un governo di transizione. Sarebbe una manovra di palazzo. I nostri elettori scenderebbero in piazza per gridare allo scandalo». E Bossi avverte: «A settembre tenteranno di sfiduciare Berlusconi. Ma noi siamo pronti a batterci».
Poi il Senatùr aggiunge: «Abbiamo venti milioni di uomini pronti a battersi fino alla fine. Se non c'è la democrazia la porteremo noi». Esclude però che, per ora, ci sia il rischio di elezioni anticipate. «Il capo dello Stato, che è la chiave di volta, non manda adesso a elezioni, il problema si pone a settembre, semmai. Noi siamo contrari a un governo tecnico, meglio le elezioni». E ancora: «I massoni trafficheranno ad agosto per vedere come uccidere Berlusconi e a settembre scopriranno le carte».
Domani a Montecitorio è in programma la conferenza dei capigruppo per decidere quando votare le mozioni di sfiducia al sottosegretario Giacomo Caliendo. «La mozione Caliendo - dice Della Vedova, finiano - sarà il primo banco di prova per questa maggioranza che non è variata nei numeri, ma che si riarticola sul piano parlamentare». Il punto sta qui. Fidarsi delle dichiarazioni di chi dice di essere restato leale al governo e intanto vara gruppi parlamentari autonomi? Oppure prepararsi già da ora allo scontro? Il Cavaliere opta per la seconda. Lo spiega bene il capogruppo a Montecitorio, Fabrizio Cicchitto: «E' evidente che Berlusconi e il Pdl non accetteranno di farsi cuocere a fuoco lento». Il premier vuole le elezioni e sembra già in campagna elettorale. «Abbiamo fatto quattro riforme in sette giorni», annuncia. Lo dice a cena nella nuova dimora romana, il castello di Tor Crescenza, davanti a deputate del Pdl. Ma pensa anche alla battaglia che lo aspetta in Parlamento, spiega loro che «occorre monitorare le presenze di ministri e sottosegretari». L'altra strada che Berlusconi sta seguendo è la «campagna acquisti». La seguì già con l'ultimo governo Prodi, ma questa volta potrebbe essere più complessa. Il bacino dell'Udc, per dire, quello ideale in cui andare a pesca sarebbe «blindato». «Mai nel governo Berlusconi - dice Pier Ferdinando Casini - Nessuno dei miei passerà con Silvio. Siamo blindati». Ci sarebbe anche il «laghetto» di Rutelli, anche lì antenne dritte: «Non c'è trippa per gatti», dice l'ex sindaco.
Berlusconi un acquisto l'ha già fatto: Anna Maria Bernini, ex finiana. Ieri è stata ricevuta a Palazzo Grazioli, il premier le ha comunicato che se mercoledì, come pare, sarà fatto ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, lei ne sarà il viceministro. Solo che Anna Maria Bernini s'era già sfilata.
Non solo, si parla di altri otto deputati Pdl pronti a passare con Fini (ci sarebbe anche Chiara Moroni). A far leva sui peones è soprattutto la prospettiva di una riforma della legge elettorale e, comunque, della conclusione della legislatura. Molti sanno che Berlusconi con le regole attuali potrebbe scegliere tutti i parlamentari e più volte ha fatto intendere che vuole giovani superfedeli da affiancare a una ventina di quadri superblindati.
Così meglio passare con Fini. Presidente del gruppo della Camera potrebbe essere Silvano Moffa mentre al Senato, dove si dà per certo l'arrivo di Adriana Poli Bortone, leader di Io Sud, il presidente sarebbe Giuseppe Valditara.