«Per i dipendenti campani 4 mila euro in più, ma c'é chi ha remato contro»
ROMA La partita con Fiat non è definitivamente chiusa anche se il sindacato (una larga fetta di esso) ha portato a casa il risultato che voleva. Raffaele Bonanni però è amareggiato - e anche di più - perché in Italia c'è chi rema e ha remato contro. «Ricordo solo - sottolinea il leader della Cisl - che ieri l'altro il presidente Obama ha ringraziato pubblicamente Marchionne per aver salvato la Chrysler e un milione di posti di lavoro mentre qui in Italia si è fatta opposizione all'accordo. E non parlo soltanto della Fiom, ma di aziende, raggruppamenti politici e istituzionali che, sotto sotto, per la Fiom hanno fatto e fanno il tifo».
E allora, come si dice, fuori i nomi.
«No, no, nomi non ne faccio. Dico che la stragrande maggioranza del popolo italiano, lo voglio chiamare proprio così, ha approvato l'intesa mentre gran parte della classe dirigente non ha avuto e non ha lo stesso atteggiamento. Quando addirittura non è ostile. E' quella parte che in passato ha cercato di bloccare il decollo della nuova Alitalia per venderla ad Air France ed oggi fa finta di non vedere i problemi che ha la compagnia transalpina costretta a licenziare 4.000 dipendenti. Non mi pare sia stata scritta una riga su questo».
Scusi l'insistenza, perché non fa i nomi?
«Ma lasci perdere. Basta leggere i giornali. Comunque si tratta di quelle persone che fanno parte della politica e che pensano che se va male l'economia, va meglio per loro. Nelle Scritture si legge: eri in lutto e hai ballato, eri in festa e hai pianto».
La newco di Pomigliano fa da battistrada ad altre newco?
«Non facciamo confusione, ogni accordo è diverso da un altro. Quello che conta è lo spirito».
E che vuol dire?
«Che andremo a discutere e magari a trovare intese, azienda per azienda, sapendo che molte di esse hanno problemi ad essere competitive. In sintesi, cercheremo di fare accordi aziendali ovunque c'è bassa produttività e ci sono bassi salari. L'accordo di Pomigliano potenzierà l'impianto e i lavoratori guadagneranno 4.000-4.500 euro in più all'anno. Il Lingotto certo dovrà spiegarci perché ha voluto cambiare proprietà. Però sapendo che il presidente è Marchionne, be' mi sento garantito».
E poi ora ci sono i tagli fiscali annunciati da Sacconi che aiutano anche le altre aziende.
«Non a caso li stiamo chiedendo da tre anni e nei giorni precedenti li abbiamo sollecitati per sbugiardare tutti coloro che gettavano fango sull'intesa dello stabilimento campano».
Cosa è previsto per gli altri siti Fiat?
«Marchionne ci ha garantito che manterrà gli impegni, cioè investirà 20 miliardi, se dall'altra parte troverà lo spirito giusto. E comunque non c'è l'idea di creare altre newco, a Mirafiori o a Cassino».
E l'intenzione di disdire il contratto e far uscire la Fiat da Confindustria?
«La questione è stata chiarita anche se alcuni facevano il tifo per questo epilogo con il solo interesse di arroventare il clima sociale. Gli sfasciacarrozze sono rimasti delusi. Io, Angeletti e la Marcegaglia abbiamo lavorato bene facendo capire a Marchionne che se voleva il nostro sostegno non doveva rincorrere nè la Fiom nè gli sfasciacarrozze che da cinque anni sono al capezzale della Fiat. Invece, i suoi problemi potevano essere risolti diversamente. Il top manager evidentemente lo ha capito anche perché sarebbe stato incomprensibile e forse anche rischioso mettersi contro Confindustria e i sindacati che avevano firmato l'accordo».