ROMA L'ipotesi di un governo tecnico viene sonoramente bocciata dal leader della Lega Nord, Umberto Bossi. Ieri sera, all'inaugurazione di un circolo del Carroccio, rispondendo a una domanda su questa ipotesi, ha detto che «la Lega fortunatamente ha qualcosa come venti milioni di uomini pronti a battersi fino alla fine. Se non c'è democrazia nel Paese, la portiamo noi». Insomma, «abbiamo la forza popolare» per impedire un «brutto pasticcio» di Palazzo che, tradendo la «volontà popolare» manderebbe a casa Berlusconi.
Il Senatur, che più e prima di tutti ha auspicato la rottura fra Fini e il Cavaliere poi puntualmente avvenuta e che continua a rifiutare l'ipotesi berlusconiana di un ingresso dell'Udc al governo, vede male qualsiasi altra soluzione alternativa all'attuale esecutivo di Berlusconi. Di cui «i soli alleati eletti siamo noi». Ribadisce, nel comizio di ieri sera a Colico, in provincia di Lecco: «Non staranno fermi, a settembre cercheranno di dare la sfiducia a Berlusconi. Non penso però che adesso ci sia un rischio di elezioni. Il Presidente della Repubblica, che è la chiave di volta, non manda ora il Paese alle elezioni». Per la «spallata anti-berlusconiana di settembre», Bossi si propone come il campione della contro-spallata, in nome di un federalismo che o si fa con questo governo («Berlusconi ce lo darà») o chissà quando, e se, si materializzerà.
«Il governo tecnico su cui si vuole puntare - ruggisce il leader lumbard - grazie a noi non passerà. Perchè sarà un governo per fare leggi che non interessano a tutti, ma soltanto alla sinistra». Venti milioni di leghisti (in armi? con i mitra? con i forconi? con le bocche di fuoco che sparano alitate di merlot?) che marciano contro un governo benedetto da Bersani e da Fini sarà magari lo scenario che il teatrone della politica proporrà dopo le vacanze. Oppure, come è più probabile, è la solita boutade dell'Umberto che sui prati della Padania si diverte a spararle grosse.
E anche a cambiare opinione. Contrarissimo fino all'altroieri all'ipotesi di elezioni anticipate, ora Bossi corregge il tiro: «Noi preferiamo andare ad elezioni piuttosto che avere un governo tecnico».