ROMA - La sperimentazione doveva finire il 19 luglio e, invece, i medici sono ancora lì a "litigare" con l'invio, on line, dei certificati di malattia di dipendenti pubblici e privati. Doveva concludersi prima dell'estate la prova per ritrovarsi, a settembre, con un rete ben collaudata e pronta ad avviare un riforma burocratica in grado, secondo i conti del ministro della Pubblica Amministrazione Brunetta, di far risparmiare oltre 500 milioni di euro alle casse dello Stato. Ma qualche intoppo c'è stato. Gli stessi medici, qualche giorno fa, hanno inviato una lunga lettera al ministro e ai medici nella quale, fatti i conti, scrivono che sul collaudo non è possibile «esprimere un giudizio complessivamente positivo». Una lettera nella quale il presidente degli Ordini dei medici, Amedeo Bianco, ha elencato punto per punto i problemi per l'invio all'Inps, le difficoltà sulla connettività ad Internet, le necessarie modifiche alla schermata da riempire. E poi la mancanza del canale telematico, il deficit del call center e la richiesta di un risponditore automatico. A cui il medico, dopo essersi identificato, detterà i dati della certificazione. «Sembra di poter evidenziare come la procedura on line - scrive Bianco - necessiti ancora numerose messe a punto e di interventi anche impegnativi, che richiederanno tempi adeguati e, al tempo stesso, come tutti i soggetti interessati siano determinati a realizzare in concreto tale innovazione». I medici, insomma, dichiarano di non essere pronti al varo definitivo. Dicono che molti non hanno un collegamento Internet perché non tutte le zone d'Italia sono coperte dalla rete. Dicono, quelli di famiglia, che non hanno intenzione di sostenere i costi che la riforma non prevede di risarcire. L'azienda produttrice del software avrebbe chiesto 200 euro all'anno per la manutenzione e 250 per avere l'adeguamento del programma. I risultati poco confortanti hanno spinto la categoria a dire che per l'invio dei certificati era stata decisa una proroga. Assolutamente no, ha stigmatizzato il ministero della Pubblica Amministrazione. «Il tavolo tecnico incaricato del collaudo del nuovo sistema è giunto alla conclusione che occorra continuare nell'attività di verifica - si legge in una nota del ministero - al fine di risolvere rapidamente i problemi di messa a punto fin qui riscontrati. Non si tratta di una proroga, che di fatto finirebbe per penalizzare quanti in questi mesi hanno operato conformemente alla legge». In pratica: i medici che hanno il pin d'accesso dovranno continuare a compilare i certificati telematici di malattia e non saranno previste sanzioni per chi, non avendo ancora la password o pin, non può farlo.
I numeri che escono da questi tre mesi di sperimentazione, in effetti, non sono molto entusiasmanti. I certificati inviati on line in questi ultimi tre mesi di prova sono stati 76.229 al 14 luglio. Un'impennata proprio all'inizio di luglio: nella sola settimana tra il 7 e il 14 ne sono stati mandati ben 23.640 e 5.406 nella sola giornata del 14. Al momento, secondo gli Ordini dei medici, solo il 33% dei medici di famiglia e il 20% degli altri camici bianchi del sistema sanitario nazionali è dotato di tutto il necessario per poter mettere in pratica la legge. Una notazione dei medici stessi: anche gli abilitati usano poco il sistema. Che spazzerà via la carta, il trasferimento delle pratiche e ogni lungaggine burocratica. Una "rivoluzione" che permetterà una sorta di monitoraggio continuo delle assenze di circa 15 milioni di dipendenti pubblici. Oltre allo snellimento delle procedure si avrà, così, una maggiore tempestività nelle verifiche (le visite a casa dei medici fiscali), l'archiviazione di 100 milioni certificati di carta e la possibilità di "disegnare" la geografia delle assenze per malattia nella pubblica amministrazione.