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Data: 02/08/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
In quindicimila per la "notte bianca" della speranza. Centro storico preso d'assalto per la kermesse organizzata dal presidio permanente

Tutti dentro le mura, a riconquistare la normalità perduta, come tanti Cenerentola, consapevoli che, alle prime luci dell'alba, l'incantesimo sarebbe finito. Per una notte le vie del centro aquilano sono state strappate al coprifuoco per tornare a pulsare, a traboccare di gente (circa quindicimila persone), come nelle migliori serate di una volta. Un corso così gremito di gente non si ricordava, forse, dalla prima notte bianca aquilana organizzata sei anni fa, in occasione della Perdonanza. Con fierezza gli aquilani, nella notte tra sabato e ieri, hanno assaporato di nuovo la sensazione piacevolissima, e fino ad allora negata, di incontrarsi in centro, lungo il corso. Finalmente visi sorridenti e distesi, nonostante la vista dei palazzi impacchettati, "regalo" del terremoto. Una fierezza che la gente comune ha condiviso con gli instancabili organizzatori della iniziativa, la più grande dopo il 6 aprile 2009, messa in piedi dal presidio permanente di piazza Duomo con appena cinquemila euro (tutti autoreperiti). La kermesse ha mirato a sfidare le ombre lunghe della zona rossa per continuare a sperare in un domani migliore. Oltre duecento artisti, soprattutto giovani emergenti aquilani, si sono esibiti gratuitamente in tutte le vie agibili del centro, dalla Villa comunale, fino a piazza Regina Margherita compresa la zona di San Bernardino. Musica, danza, teatro, mostre e documentari in un cocktail ben riuscito capace di risvegliare i cinque sensi degli aquilani con uno sguardo però sempre rivolto al ricordo di ciò che è stato e di ciò che sarà. Tante le "finestre" aperte sulle problematiche del sisma, come l'iniziativa "Cento Passi" (quelli del consueto struscio lungo il corso): una mostra storico emotiva "aggrappata" alle transenne della zona rossa (divenute ormai le nuove "bacheche" degli aquilani), attraverso la quale, l'organizzatrice, professoressa Patrizia Tocci, ha tentato di dare l'idea di cosa è accaduto e di come l'Aquila fosse prima del sisma, soprattutto ai visitatori delle macerie. Diverse le sezioni esposte, da "un fiore per L'Aquila" con frasi e immagini inedite, a "una piazza per piccole storie", con il terremoto visto attraverso i disegni dei bambini. E poi "la città chiusa", con le foto delle attività ferme e "la città aperta", con i nomi dei pochi locali riaperti in centro. Ultima sezione, quella dedicata a un vocabolario, fatto di nomi e aggettivi che all'indomani del sisma hanno assunto qui un significato inedito. Verso le 23 si è registrato un fuori programma in seguito al black-out (forse da sovraccarico) verificatosi solo per qualche minuto lungo il corso nel tratto che va dai Quattro Cantoni alla Fontana Luminosa. Un buio pesto che non ha fatto scomporre la gente in crocchi, lungo l'arteria, che ha continuato a parlare come se nulla fosse accaduto. È stata una serata magica anche per i negozi del corso rimasti aperti fino a tardi. Senza sosta si sono susseguiti gli artisti sui due palchi montati in piazza Duomo dal pianista Silvano Scirri alle atmosfere salentine dei Pizzica, per arrivare al recital di Animammersa, in "Lettere dall'Aquila, voci e suoni della memoria". Dopo la mezzanotte c'è stato spazio per i riff della J.C. Blues band a fare da contrasto con la musica elettronica dei Cinemaunderground. I solisti aquilani si sono esibiti a San Bernardino con un quartetto d'archi, per dare poi spazio al duo chitarra e voce composto da Piero Brega e Oretta Orengo, in "Appena arrivo la chiedo". Infine, spazio ai dj della notte. Contemporaneamente, sul palco di piazza Regina Margherita si esibivano After the break, Link Pretara, Margot e infine i Dabadub. Emergenti aquilani in scena anche alla villa Comunale, in una no-stop che ha visto in apertura l'esecuzione di Domà, versione dialettale della hit. «Questa notte - ha spiegato Annalucia Bonanni del presidio permanente di piazza Duomo - abbiamo scelto di aprire ogni concerto con il messaggio di una città che vuole ritrovarsi. Vogliamo dire la nostra sui piani di ricostruzione e ci teniamo ad impegnarci per lavorare sulla legge di iniziativa popolare, per non lasciare il nostro futuro in mano ad altri».

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