L'AQUILA - Hanno negato tutte le accuse. Gli indagati e gli arrestati coinvolti nell'inchiesta sulla ricostruzione post-sisma in Abruzzo sono stati ascoltati dal gip del tribunale dell'Aquila per l'interrogatorio di garanzia. Davanti al magistrato hanno sostenuto che le intercettazioni dalle quale è scaturita l'inchiesta su presunti fatti di corruzione sono state fraintese.
LA DIFESA - L'avvocato Antonio Milo ha presentato istanza di scarcerazione per gli unici due in carcere: l'ex deputato di An, poi passato a Fi, Vicenzo Angeloni, sotto torchio per primo per oltre tre ore, e l'ex capogruppo di Forza Itala, Ezio Stati, padre di Daniela, indagata ed interdetta dai pubblici uffici e per questo costretta a dimettersi da assessore regionale alla Protezione Civile. Anche lei, nel lungo interrogatorio, si è difesa dall'accusa di corruzione sottolineando che da amministratore pubblico ha fatto solo il proprio dovere nel cercare commesse per Abruzzo Engineering. Ha raccontato di essersi rivolta al governatore per parlargli dei dipendenti della società: «Chiamai Chiodi per valutare la possibilità di un loro inserimento».
L'ANELLO - Per quanto riguarda l'anello con brillante, che l'accusa ritiene esserle stato donato per favorire la società, ai giornalisti, prima dell'interrogatorio, ha detto essere un regalo del compagno. «Aveva affittato un appartamento a un giocatore del Pescina o dell'Avezzano Calcio - ha affermato. - Chi faceva parte della dirigenza di questo Avezzano o Pescina calcio era questo Luca Mastroianni, il quale ha un negozio di pietre preziose. Il mio compagno quando è venuto a casa mi ha detto, io ti vorrei fare un regalo perché ho conosciuto questa persona e mi darebbe l'anello con un brillante da un carato solo a 6mila euro». «Io ed il mio compagno abbiamo litigato - ha spiegato ancora l'ex assessore ai giornalisti - perché gli ho detto: "Ti hanno già fregato l'affitto, perché questo giocatore della squadra di pallone, un certo Cipolla, è stato in affitto 10 mesi a casa del mio compagno senza pagarci". Lui mi ha risposto: 'Vediamo, adesso ci provo a parlare, vediamo se riesco a prendermi l'anello. A me non hanno mai dato un affitto"». «Marco ha detto che una volta che ha preso l'anello - ha proseguito a spiegare Daniela Stati - lo ho fatto valutare da un gioielliere di Avezzano conosciuto e mi ha fatto notare che non ha certificato o nulla e se glielo valutano 3mila euro è anche troppo». «Quando sono tornata a casa gli ho detto: "Non solo avanzi l'affitto ma ci siamo fatti anche prendere in giro con un anello che non è neanche il valore dei soldi che dovevano ridarci". Questa - ha concluso l'ex assessore - è la grande regalia che hanno fatto all'assessore Stati».
GLI ALTRI - Prima di lei, davanti al gip erano già comparsi Ezio Stati e Vincenzo Angeloni. L'avvocato Milo ha raccontato ai giornalisti che l'ex parlamentare marsicano «ha respinto le interpretazioni delle intercettazioni ambientali e telefoniche date dalla Procura. La sua posizione - ha aggiunto - è totalmente sganciata da quello che dovrebbe essere il profilo corruttivo essenziale della vicenda secondo l'impostazione data dagli inquirenti».
LA VICENDA - Per il procuratore capo Alfredo Rossini, però, il quadro probatorio che emerge «appare incontestabile, considerato che vi sono prove evidenti dei «doni» e delle utilità che i privati hanno corrisposto al pubblico ufficiale (Daniela Stati) e alle persone a lei vicine».