PESCARA. L'Abruzzo registra il calo più marcato del prodotto interno lordo (Pil) tra le regioni italiane, ha la popolazione più vecchia della media nazionale e non se la passa bene nemmeno sul fronte della salute, con una incidenza superiore al resto del Paese delle malattie croniche gravi. Il 2009 si conferma anno horribilis per gli effetti del terremoto che ha devastato l'Aquila e l'intera economia regionale, secondo il rapporto presentato dal Cresa.
Il Centro regionale di studi e ricerche economico-sociali conferma le tendenze negative già delineate di recente da altri istituti, come lo Svimez, indicando nel crollo del Pil (-7%, due punti peggio della media nazionale) una delle conseguenze più evidenti della caduta degli investimenti fissi lordi (-13%) e della spesa per consumi delle famiglie (-3,6%). Il primo effetto è un abbassamento piuttosto marcato della ricchezza pro capite degli abruzzesi (-7,5%, a fronte di un calo medio nazionale del 5,6%). Il valore aggiunto è sceso in tutti i settori produttivi, tranne l'agricoltura (+4,4%); preoccupanti le criticità relative all'industria in senso stretto (-17,5%) e alle costruzioni (-6,7%).
I CAPOLUOGHI. Tra le città capoluogo, Teramo è la provincia che ha fatto registrare la peggiore performance (-8,4%) attribuibile per lo più alle forti diminuzioni del manifatturiero e delle costruzioni (-15,6% e -10,0%). L'Aquila (-8,0%) ha risentito di un calo generalizzato ma particolarmente consistente nell'industria (-20,7%). Pescara e Chieti si caratterizzano per un andamento positivo solo in agricoltura.
DATI ECONOMICI. Le previsioni per il 2010 non sono confortanti. La ripresa sarà molto modesta (0,3%), comunque inferiore rispetto a quella attesa in media per il resto del Paese (0,8%). Se a questi dati si aggiungono quelli sulla disoccupazione (-4,6%, il numero di occupati si è ridotto di 24mila unità), sul crollo dell'export (-32%, media nazionale -21%) e sulla incapacità della economia locale di attirare investimenti esteri, ne scaturisce un quadro che conferma ampiamente la diagnosi di «anno nero». Non va meglio per il commercio, pressoché stazionario, mentre si registra un decremento significativo del giro d'affari nel turismo (-12%), correlato dal calo delle presenze dei villeggianti (-9,3% alberghiere, -17,5% extra-alberghiere). Calo che ha interessato principalmente le province di Teramo e Pescara, perché molti esercizi hanno dovuto rinunciare alla clientela per ospitare la popolazione terremotata.
DEMOGRAFIA. La popolazione aumenta solo grazie alla componente migratoria, ma nonostante l'iniezione di vitalità conseguente soprattutto all'ingresso di giovani stranieri in età lavorativa, l'Abruzzo «invecchia» più velocemente di quanto avvenga nel resto del Paese. Le proiezioni per il 2020, stimano che i residenti cresceranno del 3,1%, con un incremento assai diversificato tra Pescara (7,4%), L'Aquila (3,1%), Chieti (1,8%), Teramo (0,5%).
SALUTE. Incidenza superiore alla media per malattie croniche come diabete, malattie cardiovascolari e respiratorie e demenze senili, ma anche per consumo di farmaci antipsicotici, aumento delle disabilità, di comportamenti e condizioni a rischio (sovrappeso, obesità); incidenti stradali e infortuni sul lavoro.
CULTURA. Anche qui dati sotto la media nazionale: il 13% delle famiglie non possiede neanche un libro (10% il valore italiano), il 41% della popolazione con più di 6 anni ha letto un libro nel corso dei 12 mesi precedenti (Italia: 45%), il 16% degli abruzzesi va a teatro contro il 18% degli italiani.