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Pescara, 22/04/2026
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Data: 04/08/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Patto Fini-Casini-Rutelli: nasce il fronte dei moderati. Il leader Fli: non facciamo imboscate, chi è al governo voti contro

ROMA - Vietato chiamarlo "Terzo Polo", ma con la decisione di astenersi oggi sulla mozione di sfiducia al sottosegretario Caliendo, presa in una riunione del neonato gruppo finiano di Futuro e libertà con Udc, rutelliani e Mpa, ha mosso i primi passi una formazione di moderati dai contorni ancora vaghi, ma che quasi certamente andrà a costituire il terzo incomodo tra i due poli della politica italiana. Ancora lontano il battesimo di una creatura della quale agli atti esiste al massimo una approssimativa ecografia ma, scartato il terzopolismo, il nome più gettonato sembra essere "area di responsabilità", padrino Pier Ferdinando Casini. E' infatti il presidente dell'Udc - nei cui uffici del gruppo si è svolto il consulto a quattro - a indicare la provvisoria denominazione di quello che, comunque, si connota come un nuovo fronte dei moderati.
«Un "Terzo Polo" - osserva il leader centrista - evoca un qualcosa che si muove nei meandri ristretti degli schematismi politici. Ma qui non servono cose nuove. Chi si asterrà sulla sfiducia a Caliendo - afferma Casini - fa parte di un' "area di responsabilità" che non ha indulgenze verso i giustizialisti come Di Pietro, ma che è consapevole che la questione morale esiste ed è grande come un macigno. Un'area che non nasce contro gli altri, o per mettere in crisi il governo. Noi operiamo perché il Paese faccia delle scelte di responsabilità e, attraverso queste, ci auguriamo di costruire in futuro nuove convergenze in Parlamento».
E di «patto di consultazione, pur mantenendo distinte le rispettive responsabilità» parla anche Francesco Rutelli. «Noi siamo e resteremo all'opposizione - dice il leader di Alleanza per l'Italia - mentre il gruppo dei finiani ha correttamente ricordato che intende continuare a sostenere la maggioranza. Ma è un fatto di grande importanza che tra parlamentari ci si stia parlando: vedo l'inizio di un profondo cambiamento che può unire i riformisti, ma del quale non è possibile oggi prevedere lo sbocco».
A frenare nei confronti di scenari terzopolisti era stato per primo Italo Bocchino che, lasciando la riunione in cui si era concordata l'astensione sulla sfiducia, ma «ciascuno all'interno del proprio gruppo», osservava: «Nel sistema bipolare il Terzo Polo non esiste. E' come giocare al tennis e sedersi sulla rete». Il finiano d'assalto ed ex vicecapogruppo vicario del Pdl, non risparmiava tuttavia una stilettata al suo ex partito: «Lealtà a Berlusconi da parte di Futuro e libertà? Lealtà al mandato ricevuto dagli elettori», rispondeva secco a chi chiedeva anticipazioni sull'atteggiamento del nuovo gruppo parlamentare, alla cui guida è stato designato ieri sera da Gianfranco Fini.
Tesa, comunque, la giornata vissuta dal gruppo di Futuro e libertà. Stanti le diverse sensibilità esistenti al suo interno, soprattutto riguardo al tasso di lealismo verso il Cavaliere e il suo governo. Non sono mancati ieri i "maldipancia" nell'ala più moderata dei fedeli al presidente della Camera, tra quanti si mostravano perplessi sull'opportunità di votare in modo diverso dal Pdl sulla sfiducia, e sui quali gli uomini di Berlusconi per tutta la giornata hanno esercitato un'intensa attività di persuasione. Dato per scontato che la mozione dell'opposizione non passerà comunque a causa dell'astensione di una novantina di deputati, il disegno del Cavaliere sarebbe quello di far mancare a Fini un certo numero di voti, tale da portare il totale dei no alla sfiducia a quota 316 (rispetto ai 303 sulla carta), che è la maggioranza assoluta alla Camera, cosa che sottolineerebbe il fallimento della "sedizione" finiana rispetto all'obiettivo di togliere potenzialmente la maggioranza al governo. A lungo è circolata tra i finiani la voce, poi caduta, sull'intenzione del Cavaliere di andare alla crisi di governo se non dovesse raggiungere, appunto, il traguardo dei 316 voti. Comunque, è toccato ieri sera allo stesso Fini dover disinnescare questa mina che impensieriva buona parte del suo gruppo nella riunione tenuta con i suoi nella sede di "Farefuturo". La linea dell'astensione passava, ma con la concessione ai finiani membri del governo di non andare allo strappo di un voto difforme dai colleghi dell'esecutivo. Era sempre il presidente della Camera a consigliare: «Nervi saldi, noi non facciamo imboscate». E poi ad osservare: «Non riuscirei a capire come un membro del governo possa dare un voto difforme da quello dell'esecutivo di cui fa parte. Gli altri si astengano. Chi è al governo voti contro la sfiducia». Profondo il sospiro di sollievo del ministro delle Politiche comunitarie, Andrea Ronchi, del viceministro allo Sviluppo economico, Adolfo Russo, e del sottosegretario Roberto Menia.

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