Richieste di scarcerazione, Stati e Angeloni attendono la risposta dei giudici. I legali: «Siamo molto fiduciosi, la vicenda è destinata a sgonfiarsi presto»
L'AQUILA - Potrebbero essere scarcerati già oggi Ezio Stati e Vincenzo Angeloni, arrestati nell'ambito dell'inchiesta per corruzione legata alla ricostruzione post-terremoto; intanto spunta un'altra indagine su Abruzzo Engineering "targata" questa volta Nucleo di polizia tributaria delle fiamme gialle dell'Aquila. Sono attese per questa mattina le decisioni del Gip del tribunale dell'Aquila, Marco Billi, sulle istanze presentate da quattro dei cinque indagati dopo gli interrogatori fiume nell'ambito dell'inchiesta che ha provocato un terremoto giudiziario e politico in Abruzzo. Gli avvocati di fiducia Antonio Milo e Alfredo Iacone (entrambi del Foro di Avezzano) sono ottimisti: «Forse già da domani (oggi per chi legge, ndr) - ha detto l'avvocato Iacone - sulle istanze presentate per tutti gli indagati in cui chiediamo la revoca delle misure cautelari dovrebbero pronunciarsi il pm e il Gip. Siamo molto fiduciosi, si tratta di una vicenda giudiziaria destinata a sgonfiarsi, si è trattato di un equivoco, chiarito dai protagonisti nell'interrogatorio iniziato alle 9 e terminato alle 23.30». Il Gip si deve pronunciare sulle richieste di scarcerazione del deputato di An, poi Fi, Vincenzo Angeloni, rinchiuso a Regina Coeli a Roma; di Ezio Stati, nel carcere dell'Aquila, quest'ultimo, padre dell'assessore dimissionario Daniela (interdetta dai pubblici uffici), ritenuto il deus ex machina della vicenda; di Marco Buzzelli (ai domiciliari ad Avezzano), compagno della Stati e di Sabatino Stornelli, amministratore delegato di Selex Service Management (gruppo Finmeccanica), ed ex consigliere di amministrazione di Abruzzo Engineering, che ha l'obbligo di dimora nel Comune di Roma. Ieri l'avvocato Antonio Milo ha fatto visita nel carcere romano ad Angeloni che è sorvegliato costantemente dagli agenti della polizia penitenziaria perché si temono gesti inconsulti e per le sue cagionevoli condizioni di salute: «L'ho trovato molto provato - ha detto Milo - mi ha continuato a dire che è estraneo ai fatti contestati». Intanto quella di ieri è stata una giornata di approfondimenti per il Gip che sta confrontando i risultati degli interrogatori, mentre nel frattempo la squadra mobile di Pescara sta ascoltando sia i testimoni citati dalla difesa sia quelli dell'accusa. Tutto ciò mentre proseguono a ritmo serrato le indagini incentrate su lavori e consulenze da affidare ad Abruzzo Engineering, società pubblica controllata da Regione (60%), Selex di Finmeccanica (30%), e Provincia dell'Aquila dopo le acquisizioni di materiale cartaceo sull'Abruzzo Engineering da parte degli agenti della Squadra mobile di Pescara che coordinano le indagini. Gli agenti hanno bussato negli uffici di "Rotilio Center" per acquisire i contratti con la Regione e con Selex Service Management, socio del consorzio, una costola di Finmeccanica dell'indagato Stornelli. Ma un'altra tegola sembra abbattersi sulla società "in house" della Regione Abruzzo. Questa volta l'indagine è della Corte dei Conti che ha affidato ai militari del Nucleo di polizia tributaria delle Fiamme gialle (diretto dal tenente colonnello Leonardo Matera) di verificare l'affidamento diretto dei lavori per la realizzazione della banda larga alla società Selex. Un progetto, che ha visto lo stanziamento di 55 milioni di euro che la Regione Abruzzo avrebbe elargito senza aver bandito alcuna gara, affidato appunto alla società Selex (partecipata di Finmeccanica) ritenendola società in house per il 30 per cento del pacchetto. Su questo aspetto già nel 2008 c'era stato il pronunciamento del Garante della libera concorrenza: «Alla luce di quanto detto e della rilevata insussistenza di una partecipazione pubblica totalitaria nel capitale di Abruzzo Engineering, si ritiene che, apparendo assenti le condizioni di legittimità dell'affidamento secondo le modalità in house, la Regione avrebbe dovuto procedere all'indizione di una gara per l'affidamento dei servizi assegnati direttamente alla società mista. Il comportamento adottato dalla Regione ha determinato di fatto una distorsione delle corrette dinamiche concorrenziali, in quanto ha sottratto al mercato un parte di servizi che avrebbero dovuto essere offerti in regime concorrenziale».