ROMA Mobilità volontaria e riqualificazione professionale. Su questi due pilastri Telecom Italia e sindacati hanno raggiunto ieri mattina l'accordo sugli esuberi. Dopo una nottata al ministero dello Sviluppo e 24 ore di discussione ininterrotta, è stata firmata, davanti al viceministro Romani ed al ministro del lavoro Sacconi, un'intesa che prevede il ricorso alla mobilità ordinaria volontaria per 3.900 dipendenti, di cui 200 sono relativi all'accordo già firmato nel 2008 (per complessive 5.000 uscite), che saranno così traghettati verso la pensione. Altri 2.000 circa usufruiranno dei contratti di solidarietà e rientreranno in un piano di formazione e riqualificazione professionale che ne consentirà la riallocazione in aree strategiche, come la rete.
Tirando le somme, da adesso in poi ed entro il 31 dicembre 2012, i lavoratori interessati all'uscita o ad essere ricollocati saranno circa 5.900. Di questi, il 15%, più o meno, è concentrato a Roma che rappresenta la parte più consistente dei dipendenti Telecom: circa 600 usciranno con la mobilità, mentre ulteriori 300 beneficieranno degli altri ammortizzatori. Scendendo nel dettaglio, per 1.100 lavoratori eccedenti saranno attivati contratti di solidarietà come pure per i 470 dipendenti del "12.54" e che godranno di una proroga per altri 2 anni. Solidarietà anche per 450 dipendenti di Ssc, la società di Telecom che offre servizi di informatica. Per tutti è prevista, ed è una delle caratteristiche innovative dell'intesa, la partecipazione a un piano di formazione e riqualificazione che consenta successivamente la riallocazione. Vengono infine escluse esplicitamente, nel periodo del piano 2010-2012, «iniziative di societarizzazione e esternalizzazione» delle attività di Customer operation, legate ai servizi di risposta al pubblico (187, 191, etc.).
L'accordo lascia tutti soddisfatti. Lo è Franco Bernabè, amministratore delegato di Telecom Italia, che ritiene realizzati «interamente gli obiettivi di efficienza previsti nel piano, nel rispetto e la tutela dei lavoratori» e si prepara, oggi, ad affrontare la prova dei conti semestrali. Telecom può presentarsi con un totale di circa 13.000 dipendenti interessati al riordino tra il 2008 e il 2012 (attualmente sono 60.000). Alla vigilia dell'approvazione della semestrale il consensus degli analisti stima i ricavi in calo del 5% a 13,2 miliardi ed un utile netto in crescita del 14% circa a quota 1,1 miliardi. Mentre il mercato, che ha premiato il titolo con un +1,84%, aspetta novità su Telecom Argentina (+23% l'incremento dell'utile semestrale a quota 865 milioni di pesos, circa 166,4 milioni di euro).
E soddisfatti sono anche i sindacati che hanno scongiurato l'ipotesi peggiore, quelle 3.700 lettere di licenziamento pronte a partire e ora superate. E hanno mantenuto fermo, sottolineano, il perimetro aziendale evitando le temute esternalizzazioni. «Abbiamo fortemente spronato l'azienda sull'utilizzo della formazione quale strumento moderno ed efficace, che permette di reintegrare a pieno titolo migliaia di lavoratori», afferma Bruno Di Cola, segretario generale della Uilcom. Per Miceli di Slc-Cgil «l'accordo è anche un modello possibile di relazioni industriali» e per Annamaria Furlan, segretario confederale Cisl, «il risultato è una vittoria per le relazioni industriali».
Il governo ha fatto la sua parte, garantendo gli ammortizzatori. Ma sia il ministro Sacconi che il viceministro Romani, chiedono ora a Telecom investimenti. «L'accordo è una buona notizia afferma il ministro del Lavoro ma sullo sfondo rimane il tema delle infrastrutture e il tavolo negoziale per la rete di nuova generazione».