PESCARA - «Mò basta»: Nazario Pagano lo ammette, ho dovuto fare la voce grossa per farla passare, non tutti erano d'accordo: difficile rinunciare a soldi e privilegi, soprattutto se si tratta di andare in pensione a 55 anni con un vitalizio grosso così. Mò basta dice il presidente del consiglio regionale per convincere i colleghi del Pdl a votare prima delle vacanze la legge taglia-indennità. E alla fine ce la fa, all'una di notte di martedì agli sgoccioli di un consiglio regionale di fuoco. E ieri brillava di orgoglio: «Abbiamo fatto un salto etico, con l'approvazione di questo testo unico che cancella 51 leggi, siamo riusciti a ridurre del 10% le indennità dei consiglieri, l'importo dei vitalizi e soprattutto a innalzare a 60 anni l'età minima per andare in pensione». Un bel passo avanti e che fa se la legge ha impiegato più di un anno a finire in consiglio, l'importante è il risultato. «Ma importante è che sia stata votata all'unanimità», dice Pagano. Particolarmente fiero perchè la nuova legge punisce duramente chi non lavora, «perchè sia chiaro, la politica è lavoro e io stesso ho dovuto quasi del tutto abbandonare il mio studio di avvocato», e quindi sanzioni severe per chi non partecipa ai consigli regionali (circa quattrocento euro in meno in busta paga), poi però peccato che i meccanismi per accertare le assenze siano ancora poco oliati, e peccato che il tentativo di introdurre alcuni sacrosanti criteri siano stati fermati dalle esigenze della politica. Spiega la vice presidente Alessandra Petri: «Purtroppo la politica prevede che a volte anche far mancare il numero legale corrisponde a una precisa strategia, e in quel caso la "punizione" per l'assenza ingiustificata sarebbe iniqua». La nuova norma stabilisce il divieto di cumulo delle indennità e anche meccanismi più equi nella ripartizione dei compensi dei gruppi, e quindi tagli ai monogruppi e trasferimento di quelle risorse ai raggruppamenti più corposi. «Già con le indennità eravamo ai livelli più bassi in Italia, adesso diventeremo davvero ultimi», dice soddisfatto Pagano anche se cos' non è. Soddisfatta anche la Petri, alla quale si deve l'intruduzione delle assenze giustificate per maternità. «Dobbiamo riconquistare la fiducia dei cittadini e degli elettori nei confronti della politica», spiega. Anche se non sarà facile, di questi tempi soprattutto. Risparmi calcolati: 300 mila euro l'anno. Senza contare i risparmi per i pensionati che sono già a casa.
«Merito nostro», sostiene Camillo D'Alessandro del Pd. «Se non ci fossimo, noi del Pd, autoridotti gli stimenti, saremmo ancora a carissimo amico: il centrodestra fino a tarda notte ha tentato di rinviare la legge, altro che storie».