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Pescara, 18/04/2026
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05/08/2010
Il Centro
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Assolto Caliendo, ma è rissa finiani-Pdl. Bagarre alla Camera, l'asse tra gli ex An e Casini toglie la maggioranza a Berlusconi |
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ROMA. E' il numero che Berlusconi temeva. Senza i finiani affonda sotto la linea di maggioranza dei 316 voti. Le astensioni salvano Caliendo, ma, come dice il finiano Della Vedova, «siamo una novità importante». Berlusconi arriva alla fine, osannato ma perdente. E ingoia anche la defezione di Chiara Moroni, eletta nel Pdl, che vuole le dimissioni di Caliendo e passa con Fini. Non consola che i membri del governo, il ministro Ronchi e il viceministro Urso votino con la maggioranza come previsto. Berlusconi è visibilmente irritato, anche se saluta l'aula festante che, dai banchi di centrodestra, gli tributa un'ovazione senza precedenti. Lo schiaffo dalla Moroni è il colpo di teatro in un'aula dove il ministro Angelino Alfano aveva fatto il possibile per tirare fuori dai guai Caliendo, fino a entrare impropriamente nel merito dell'inchiesta. La P3 «è probabilmente una ricostruzione dei pm». In pratica non esiste. E Caliendo? «Mai commesso alcun fatto illecito, mai fatto pressioni sui giudici, mai sollecitate leggi a favore di nessuno» si difende il sottosegretario subito dopo il verdetto della Camera. Da Alfano una vera arringa difensiva, con il «no del governo alle dimissioni per un solo avviso di garanzia» e un attacco ai finiani perché «sui principi non ci si astiene». All'opposizione del Pd invece un rimprovero che ha un sapore sinistro: «State sbagliando questo voto vi tornerà indietro». Alfano incappa in una gaffe, su questo, accusando la sinistra di volere le dimissioni di un politico solo perché indagato. Gli risponde subito Roberto Giachetti (Pd), sventolando il foglio con il testo della mozione: «Guardi ministro che questa l'abbiamo presentata il 14 luglio e qui c'è scritto che Caliendo "non risulta ancora indagato", non è per quello che vogliamo le dimissioni». Di Pietro ricorda i cinque motivi dietro alla richiesta delle dimissioni, le pressioni e le cene con i giudici e la cosiddetta P3: «Deve lasciare per una questione di igiene politica, non è importante se tutto questo è penalmente rilevante». Il punto politico lo tiene il capogruppo del Pd Franceschini: «Così non durerete a lungo e se vi presentate alle elezioni, come siete messi adesso, le perderete». E cita i casi di paesi «normali» dove i ministri si dimettono per molto poco, come «aver comprato dei sigari con soldi pubblici». Poi, rivolgendosi a Berlusconi lo invita chiedersi «perché non sono più con lui Fini e Casini che nel '94 lo accompagnarono nell'avventura di cambiare il paese» e oggi invece «mostra i muscoli che non ha più, cacciando chi non ubbidisce». Ma gli occhi erano puntati sul terzo polo astensionista messo su dai finiani e dall'Udc, dall'Api e dall'Mpa. La conta finale è di 75 e Casini segnala la «novità di una folta compagnia che può cambiare il volto della legislatura». Poi punge il premier nel vivo rinfacciandogli la campagna acquisti al centro, salvo poi lanciare accuse di trasformismo. E' la Lega a prendere di mira la nuova alleanza che per il capogruppo Reguzzoni «mira a giochi di palazzo» ma «resistiamo, dice Bossi, e se si va alle elezioni la Lega le stravince». Carroccio e Pdl chiudono il recinto in difesa di Caliendo: c'è in gioco la vita dell'esecutivo e Cicchitto scandisce un «no forte» al giustizialismo». State attenti, dice alle opposizioni, perché difendiamo anche voi.
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