Per contrastare la crisi del trasporto pubblico ligure, la Regione pensa ai prepensionamenti. Favorendo «l'esodo incentivato nei confronti del personale delle aziende di trasporto pubblico locale prossimo al raggiungimento dei requisiti per la pensione». Lo chiede l'assessore regionale ai trasporti, Enrico Vesco in una lettera indirizzata al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Maurizio Sacconi. La situazione è a dir poco preoccupante ed è stata al centro, mercoledì, di un incontro tra Vesco, i rappresentanti delle aziende di trasporto e i sindacati. Tra le conseguenze al vaglio c'è la riduzione, fino alla sparizione, dei treni notturni del trasporto regionale. E poi c'è lo spettro degli esuberi: la batosta più pesante sarebbe per la genovese Amt, che potrebbe essere costretta a lasciare a casa 300 dipendenti, mentre sono più di mille i posti a rischio nel trasporto pubblico di tutta la regione. Nella lettera a Sacconi, Vesco ribadisce la considerevole riduzione delle risorse per il trasporto pubblico locale a seguito della manovra finanziaria e sottolinea la necessità di «prevedere un tavolo di confronto a livello nazionale proprio per favorire l'esodo dei lavoratori vicini» alla pensione. Una misura, secondo l'assessore regionale Vesco, che consentirebbe di ottenere un «notevole risparmio in termini di costo del personale che rappresenta una voce considerevole nell'ambito dei bilanci aziendali». «Ben vengano i prepensionamenti, se sono possibili», commenta Andrea Gatto, segretario nazionale del sindacato FaisaCisal. «È un modo per ridurre gli organici senza penalizzare i lavoratori». Gatto condanna però i possibili, imminenti, tagli ai servizi. «Gli effetti dei tagli afferma si presenteranno in tutta la loro drammaticità a partire dal primo gennaio 2011. Se le istituzioni vogliono ridurre i servizi di trasporto pubblico, penalizzando i cittadini, in particolare le fasce più deboli che sono costrette a usare gli autobus, lo dicano subito e agiscano di conseguenza». E ancora. «È giunta l'ora dice il leader del sindacato autonomo FaisaCisal che la politica la smetta di oberare le imprese di costi impropri, dai raccomandati alle attività, magari inutili, affidate a consulenti amici».