La vittima muore dissanguata dall'amputazione delle gambe Gravissimi una donna e un ragazzo
NAPOLI. Un boato, poi urla strazianti e sangue ovunque. Sono le 11 quando un treno della Circumvesuviana deraglia a Gianturco, periferia orientale di Napoli. Lo schianto è fortissimo, la strage sfiorata. Un uomo anni perde le gambe e muore in ospedale, un ragazzo è in coma, una donna è ricoverata in prognosi riservata. Quasi 60 i feriti.
Sotto shock il macchinista che avrebbe superato il limite di velocità e secondo un testimone parlava al cellulare. Agghiaccianti le scene subito dopo il deragliamento: gambe spezzate, teste rotte, un passeggero che vola fuori dal finestrino. Terrore e panico. Poi arrivano i primi soccorritori, sono gli abitanti delle case che affacciano sui binari. Pochi minuti e arrivano, a decine, le ambulanze.
I primi testimoni parlano di velocità eccessiva, in quel tratto il limite di velocità è di 20 km orari, ma pare che il convoglio viaggiasse a una velocità doppia. «Il macchinista del treno subito dopo l'incidente è scappato, prima l'avevo visto parlare al cellulare», è la testimonianza di Patrizio Straiano, 19 anni, uno dei passeggeri. Ha una spalla lussata e racconta ancora traumatizzato: «Il treno in curva è andato dritto, all'improvviso c'è stato uno schianto forte. Io lo prendo spesso e lì frena sempre, oggi no».
I dettagli sono raccapriccianti. «Andavo al mare, mi sono trovato la testa nel vetro, non ho più visto niente, solo le gambe del signore anziano su di me, sono stato sporcato dal sangue. L'autista l'ho visto andare via, scavalcare una signora a terra insanguinata prima parlava al telefono...».
Solo l'esame della scatola nera stabilirà l'esatta velocità del convoglio, un treno nuovo e in servizio da solo un anno con una capienza teorica di 350 persone. A decine sono finite tra l'ospedale Loreto Mare e il Cardarelli dove i soccorritori hanno tentato di salvar la vita a Giuseppe Marotta, arrivato a bordo in ambulanza senza gambe. Umberto e Gianni, due operai che si trovavano sul posto, hanno tentato di fermargli l'emorragia.
«Abbiamo cercato di usare delle cinture per bloccare il sangue - raccontano scioccati - ma purtroppo l'uomo era già troppo pallido ed aveva perso tanto sangue. Ci dispiace non averlo potuto aiutare». Giuseppe è deceduto in ospedale. Pensionato di 71 anni, ex cancelliere del tribunale di Napoli, viveva ormai tra Napoli e Parma dove andava spesso a trovare il figlio Benedetto, impiegato nel tribunale della città ducale e scampato alla morte in un incidente di cui porta ancora i segni. E' in coma invece Vincenzo Scarpati, 25 anni, di Ercolano, studente di Informatica. Era in piedi all'interno della carrozza sulla quale viaggiava insieme alla sorella Lucia, 18 anni. Ha perso subito conoscenza e i primi a soccorrerli sono stati alcuni extracomunitari. Ora è in rianimazione con un trauma cranico ed emorragie interne. «I medici sperano che si stabilizzi l'emorragia altrimenti dovranno intervenire chirurgicamente - dice con voce flebile il padre Salvatore - Ma una cosa deve essere chiara: la colpa non è del macchinista». Oltre a Vincenzo è in gravi condizioni anche una donna di 53 anni, in prognosi riservata per trauma cranico e toracico.