Iscriviti OnLine
 

Pescara, 18/04/2026
Visitatore n. 753.246



Data: 07/08/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Daniela si sfoga: «Non capisco le accuse». L'affetto della gente. Gli elogi al «padre maestro» e la certezza: «Non c'è nulla»

AVEZZANO - Fuori, ad attenderla davanti al suo studio, al numero 12 di piazza Torlonia, ci sono decine di persone. E anche due scritte sul muro laterale del vialetto che conduce all'ingresso. Una è per suo padre: «Ezio, la nostra presenza la tua forza». L'altra per lei: «8787 (il numero dei voti presi alle ultime elezioni, ndr) buone ragioni per non mollare. Forza assessore». È il giorno di Daniela Stati, del suo sfogo prima annunciato e poi rimandato. Ma è anche e soprattutto il giorno dell'affetto che viene tributato a tutta la sua famiglia. «Mi sembra tutta una montatura» dice una signora. Qui, nel cuore della "fortezza" degli Stati, la pensano tutti così. Lei arriva qualche minuto dopo l'orario stabilito, le 15, a passo svelto. Pantaloni fucsia, camicia blu scuro, scarpe sportive, niente trucco. L'accompagna l'avvocato Antonio Milo. L'unico segno di stanchezza è negli occhi leggermente affaticati. Per il resto è subito un gran dispensare di sorrisi e ringraziamenti. «Vedete? - dice indicando le scritte sul muro - Eccola la forza di chi fa la politica sul territorio!». È talmente forte, Daniela, che mentre difende suo padre ai microfoni Rai, il fratello a fatica trattiene le lacrime. «Come figlia sapesse quanta rabbia ho di saperlo dietro le sbarre, ancora una volta, per non aver fatto nulla - attacca -. Se mi aspettavo che fosse scarcerato? Ce lo aspettavamo tutti». Prima di entrare nello studio ostenta sicurezza: «Quando hai la serenità di non aver fatto nulla la sera ti metti a letto e prendi sonno facilmente». Scatta addirittura un applauso. È il momento della conferenza stampa. Lei si siede al centro del tavolo, accanto ci sono gli avvocati, Antonio Milo e Alfredo Iacone. Ma soprattutto c'è una sedia vuota. Non è un caso. «È di mio padre, mi auguro che presto torni qui a insegnarmi la politica». Secondo applauso dal "pubblico" che a fatica sta nella piccola sala. L'esordio è scoppiettante, tanto «per svelenire il clima». «Si evince - dice - che c'è un padre che gestisce chissà cosa e che si fa aiutare dal compagno della figlia perché ha messo una figlia demente a fare l'assessore». L'unica cosa che ha fatto, dice quasi con orgoglio, è aver cercato, d'accordo con Chiodi e la Giunta, di «ridare gli stipendi ai lavoratori di Abruzzo Engineering, che non è una società privata. Di questo mi si può accusare». Poi comincia il fuoco (timido, per la verità), delle domande. «Non nel merito», avverte. Conferma che Ezio Stati è in sciopero della fame? «Si, per una battaglia di legalità». Perché è rimasta coinvolta in questa situazione? «Non lo so, non mi sono fatta alcuna idea. Leggo e rileggo il motivo delle misure restrittive e continuo a non capirlo». Leggendo le intercettazioni, c'è qualcosa che non rifarebbe? «No, perché non ho fatto niente. Forse dovrei imparare a usare i segnali di fumo». Perché la scelta di dimettersi solo da assessore? «È doveroso. Il senso istituzionale è una delle prime cose che ho imparato dal mio maestro (il padre, ndr)». Esiste il "sistema Stati" teorizzato dai giudici? «"Sistema", "riunione di famiglia", "macchina Stati" sono termini usati da mio padre per dire che siamo un partito nel partito, perché uno che ha novemila voti si può definire un partito». C'è anche spazio per l'ironia nei confronti dei giudici: «Fornirò quanto prima certificato del mio quoziente intellettivo, perché da lì (dall'ordinanza, ndr) esce fuori la mia demenza».
Tra una risposta e un'esaltazione del padre («In politica sta cento punti davanti a me, è lui il maestro»), dice di non sapere chi la sostituirà in Giunta e che la sua attività, «forte grazie alla gente», continuerà. In sala ci sono anche i politici: Emilio Iampieri, Marianna Scoccia, Vincenzo Patrizi. Non ci sono i coordinatori del Pdl, nè Massimo Verrecchia. «Ma con il partito ho parlato, mi dà solidarietà e fiducia - dice -. Telefonate? Tante, da Verdini, Chiodi, e anche da qualcuno che non mi aspettavo». Pur potendo (il Gip ha detto sì) non andrà a trovare il padre in carcere: «Sono indagata insieme a lui, non è corretto, nè responsabile». Gli avvocati, in chiusura, hanno annunciato che sono stati presentati due ricorsi al Tribunale del Riesame: uno sull'ordinanza, l'altro sulla mancata scarcerazione. E hanno polemizzato con il procuratore Rossini: «Si adoperi affinché il processo si faccia subito. Se è così convinto della bontà dell'impostazione accusatoria si confronti con noi davanti a un giudice imparziale, del tribunale dell'Aquila o di Avezzano». «Mi auguro che non si faccia di questa vicenda solo un processo mediatico» ha auspicato invece l'arcivescovo Giuseppe Molinari.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it