Iscriviti OnLine
 

Pescara, 18/04/2026
Visitatore n. 753.246



Data: 07/08/2010
Testata giornalistica: Il Centro
La fabbrica del fango. Come il Cavaliere usa il suo impero mediatico contro gli avversari. Da Unipol-Bnl al caso Boffo: ecco la guerra dei dossier. Fli vale il 6,6 Al Sud va meglio

ROMA. Tanto si sa fin d'ora dove si va a parare. O sono soldi o è sesso. Il sesso, soprattutto dopo il caso Marrazzo, il caso Boffo, le squillo di Silvio Berlusconi e il lettone di Putin, a malapena fa alzare un sopracciglio. I soldi ancora funzionano.
L'ex ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola, per dire, lo avessero fotografato con due sventole sudamericane sul materasso ad acqua invece che con la smemorata mazzetta sull'appartamento del Colosseo, sarebbe ancora al suo posto. E' un effetto collaterale della crisi economica. Stremato dalle manovre finanziarie e dagli stipendi più bassi d'Europa, l'elettore italiano se ne infischia di chi fa sesso ma si arrabbia sul serio con chi inguatta milioni.
Così, dovendo immaginare che tipo di siluro è in corso di armamento da parte dell'apparato mediatico propagandistico di Silvio Berlusconi, i finiani transfughi dal Pdl farebbero bene a verificare la pulizia dei conti in banca, delle proprietà immobiliari, dei pacchetti azionari, dei patrimoni di mogli, fidanzate, fratelli e nonni.
Intendiamoci, nella storia della politica italiana nessuno, quando ha avuto in mano un dossier scottante, è andato tanto per il sottile e suonano maluccio oggi le proteste di chi mena scandalo per le minacce dei Berlusconi boys (Giorgio Stracquadanio: «A Fini faremo fare la fine di Boffo») che sogghignano al pensiero dei cronisti di Vittorio Feltri, il Terminator preferito di Berlusconi, intenti a scartabellare tra visure camerali e stati di famiglia.
Chi dice che una volta la politica era un'altra cosa e che nessuno si sporcava le mani con la spazzatura, mente.
Però è vero che negli ultimi anni, con il berlusconismo, abbiamo assistito a una forma di finanziarizzazione del dossieraggio. Nel senso che, come nella finanza chi ha i soldi ne fa molti altri lasciandoli lavorare, anche Silvio Berlusconi, dai suoi primi dossier è diventato una calamita che ne attrae a decine.
Glieli portano direttamente a casa belli confezionati, pronti da usare contro i nemici politici. Le intercettazioni Fassino-Consorte sul caso Unipol Bnl, i filmati di Piero Marrazzo col trans Natalì offerti ai direttori dei giornali del premier, persino commissioni parlamentari ad hoc come quella bufala suprema delle tangenti a Prodi e Fassino nel caso Telekom Serbia o la commissione Mitrokhin per dimostrare che Prodi era una spia del Kgb.
Dare un dossier a Berlusconi, bisogna ammetterlo, dà più soddisfazione. Il suo impero mediatico è in grado di amplificarne l'effetto.
La macchina del fango è oliata a perfezione e manovrata da professionisti. C'è solo da vedere chi sarà il prossimo.

Fli vale il 6,6 Al Sud va meglio

ROMA. La formazione di Fini vale il 6,6 in termini elettorali, il Pdl è fermo al 30, il Pd al 25. Assieme all'Udc di Casini (5,3) e a Rutelli (1), il presidente della Camera potrebbe arrivare al 13. Questo il responso del sondaggio effettuato dall'agenzia Spincon.
Un altro istituto, Demopolis, è andato invece a testare il peso di Fini in Sicilia, regione chiave del centrodestra. Nell'isola sarebbe all'8, un dato significativo perché al Senato c'è la quota di sbarramento regionale proprio all'8 per cento. In ogni caso la formazione finiana minaccia di diventare decisiva per ogni maggioranza.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it