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Pescara, 18/04/2026
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Data: 08/08/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il Gip: «Dono di Natale? No, l'anello è una regalìa» Ecco le motivazioni della mancata revoca delle misure cautelari per gli indagati: «È elevatissimo, attuale e concreto il pericolo di inquinamento probatorio»

Stati continua lo sciopero della fame. Il legale: «Niente prove»

L'anello, per la Procura, rappresenta il simbolo della corruzione, per la difesa il semplice saldo di affitti non pagati. Il "dono" fu consegnato dall'ex deputato Vincenzo Angeloni a Ezio Stati per girarlo alla figlia. Da qui l'accusa del favore ricevuto come contropartita per entrare, attraverso Abruzzo Engineering, nei lavori da 1,5 milioni per progetti legati alla fase della ricostruzione. Ben 11 delle 18 pagine dell'ordinanza del Gip del Tribunale dell'Aquila Marco Billi, in cui il magistrato spiega il perché del "no" alla revoca delle misure cautelari avanzate dagli avvocati Antonio Milo e Alfredo Iacone, sono incentrate sull'anello, simbolo per l'accusa del "sistema Stati". E ancora una volta a sciogliere i dubbi dei due magistrati (il pm Antonietta Picardi prima e il Gip poi) sono state le intercettazioni telefoniche ma anche ambientali che di fatto hanno raccontato versioni contrarie a quanto sostenuto dagli indagati nel corso dell'interrogatorio fiume di martedì. Nel corso delle 15 ore di interrogatori gli indagati hanno sostenuto che l'anello è stato un regalo di Marco Buzzelli a Daniela Stati, pietra fornita da Luca Matroianni a seguito dell'interessamento di Vincenzo Angeloni. Ma l'intercettazione ambientale del novembre dello scorso anno racconta un'altra versione: Angeloni, Ezio Stati e Buzzelli fanno un riepilogo delle regalie per il "gruppo Stati". In data 28 novembre ancora una intercettazione telefonica in cui Angeloni chiede ripetutamente a Ezio Stati quali fossero le necessità economiche del gruppo Stati per un anno di politica. E, scrive il Gip, «a tali reiterate richieste Ezio Stati e Marco Buzzelli iniziarono ad elencare la macchina, le consulenze e tra le altre cose l'anello». Conversazioni - sempre secondo il Gip - in cui non si fa alcun riferimento a canoni di affitto, come sostenuto dagli indagati nel corso degli interrogatori. Altro punto a favore dell'accusa l'intercettazione ambientale nel momento in cui Daniela Stati entra nel suo ufficio e le viene mostrato l'oggetto prezioso. «Stati Daniela - scrive il Gip - si limita a chiedere per due volte se l'anello è stato o meno comprato ed Ezio Stati le risponde "hanno rispettato gli impegni che avevo io"». Per il Gip se fosse vero che l'anello gli era stato regalato dal compagno «non si sarebbe rivolta al padre». Per il magistrato l'anello è una regalia di Angeloni tanto che «la Stati - che mai risulta aver ringraziato Buzzelli per l'anello - chiama al telefono lo stesso Angeloni per ringraziarlo per il regalo da lui ricevuto e non per l'intermediazione con Mastroianni». Per Marco Billi «sussiste un fumus più che concreto in ordine alla natura dell'anello nel senso che lo stesso fosse una regalia alla componente femminile del gruppo Stati piuttosto che un dono natalizio tra conviventi». Addirittura il Gip, andando oltre le valutazioni del pm, parlando degli indagati scrive nell'ordinanza «pericolo di recidiva ancora elevato». «Si ritiene - prosegue il Gip - che le condotte accertate rappresentino solo un frammento di un fenomeno più diffuso, vasto e radicato nel tempo e nel tessuto economico abruzzese. L'affidamento di lavori per un milione e mezzo di euro attraverso il progetto "cucito su misura" dalla Stati - prosegue il Gip nella propria ordinanza - per Abruzzo Engineering sembra rappresentare un anello di un sistema più ampio. In tal senso appare utile richiamare le conversazioni tra la Stati e la Pezzopane o tra la Stati e Vanna Andreola». Per il magistrato le esigenze cautelari risultano essere necessarie «perché è elevatissimo attuale e concreto il pericolo di inquinamento probatorio».
Intanto mentre dal carcere Ezio Stati continua a rifiutare il cibo "perché vittima di una ingiustizia" gli avvocati affilano le armi in attesa della fissazione dell'udienza al Tribunale della Libertà. «Mancano le prove - ha detto l'avvocato Alfredo Iacone - i dialoghi captati non trovano riscontro con la realtà dei fatti».

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