Pur ammettendo l'esistenza di problemi tecnici che potrebbero compromettere la riapertura degli impianti sciistici del Gran Sasso, il presidente del Centro turistico, Vittorio Miconi, sostiene di avere un "piano B" che consentirebbe di salvare la stagione in extremis: «Ritengo che il direttore di esercizio, l'ingegner Marco Cordeschi, sia troppo pessimista. È vero che il bando è partito in ritardo, ma la società che si è aggiudicata l'appalto per i lavori è ancora in gioco; e, poi, con il ribasso presentato ci fa risparmiare 600 mila euro. La Ceretti e Tanfani entro venerdì dovrà rispondere alle osservazioni sollevate da Cordeschi e non è detto che i dubbi tecnici sollevati non possano avere soluzioni». Il presidente è ottimista anche sulla durata dei lavori: mentre Cordeschi ritiene che l'intervento sulla funivia non possa essere effettuato prima di 240 giorni, il presidente Miconi, capitolato alla mano, fissa il termine in 150 giorni, durata che si è impegnata a rispettare la stessa società aggiudicataria. «Se questo termine dovesse essere superato - ha spiegato Miconi - scatterebbero le penali». Allora per Miconi non è utopistico pensare, (una volta superati gli ostacoli di natura burocratica), a una riapertura entro il mese di gennaio. «Ciò non significherebbe compromettere la stagione visto che il Gran Sasso solitamente resta aperto anche fino alla fine di maggio». Un'altra strada per risparmiare tempo, secondo Miconi, sarebbe quella di "spacchettare" l'intervento separando, quindi, la revisione dall'ammodernamento che, invece, potrebbe essere effettuato in un secondo tempo: «Chiudere una stagione, poi, non sarebbe la fine del mondo. La stessa cosa è successa quando fu sostituita la vecchia funivia negli anni ?80». Certo è però che chiudere proprio ora, nel post sisma, avrebbe un impatto psicologico diverso sugli aquilani per i quali il Gran Sasso rappresenta un'oasi di normalità.
Ma i problemi non finiscono qui. I Comuni del cratere coinvolti hanno espresso contrarietà al passaggio del metanodotto Snam. Lo ha reso noto l'assessore all'Ambiente del Comune dell'Aquila, Alfredo Moroni, che ha avuto l'incarico di rappresentare il dissenso delle aree interne al progetto, che dovrebbe comportare il passaggio del gasdotto appenninico nei territori comunali dell'Aquila e di Collepietro, Navelli, Fagnano Alto, Caporciano, San Pio delle Camere, Prata d'Ansidonia, San Demetrio, Poggio Picenze, Barisciano, Pizzoli, Barete, Montereale. «Questo progetto - ha spiegato Moroni - non serve ai nostri territori, ma è unicamente una struttura che porta il gas da Brindisi fino al nord Europa. Per noi non ci sarebbe alcun beneficio, ma soltanto la convivenza con un potenziale rischio». Moroni chiederà un incontro ai capigruppo del Consiglio regionale per illustrare la situazione. In programma anche un'assemblea pubblica all'Aquila. Sempre Il Comune dell'Aquila intende costituire una banca dati geologica, allo scopo di ottenere quante più informazioni possibili per orientare la scelta delle aree per i nuovi insediamenti e per definire le priorità di intervento. Per questa ragione, il servizio Ripianificazione e Politiche del territorio ha emesso un avviso con cui si chiede ai professionisti di mettere a disposizione dell'Ente varie informazioni di carattere geognostico e geofisico. Il testo completo dell'avviso, è pubblicato sul sito internet. E sempre in Rete è disponibile il formato editabile della scheda-progetto per le proposte di intervento nelle 6 aree cosiddette "a breve" (ambito B della perimetrazione) del centro storico. Il sindaco Massimo Cialente ha inoltre emanato un secondo avviso pubblico con cui ha prorogato al 15 settembre i termini per la presentazione delle schede-progetto.