PESCARA - Ci mancava pure questa. Ottaviano Del Turco e i suoi boys dovranno risarcire un danno di 292 mila e passa euro alla Regione Abruzzo. L'atto di citazione della Corte dei Conti è pronto a scattare ma, bontà loro, i magistrati per ora invitano l'ex governatore e i suoi assessori a presentare le controdeduzioni, giusto per sentire cosa hanno da dire a loro discolpa. Ma quei soldi prima o poi dovranno rimborsarli. E tutto a causa di una dirigente che hanno rimosso dall'incarico per sostituirla con un'altra più gradita al presidente, operazione caldeggiata con tanto di lettera da Del Turco in persona. A finire nella lista nera della Corte dei Conti sono quasi tutti gli esponenti dell'ex giunta di centrosinistra Del Turco, gli assessori Tommaso Ginoble, Franco Caramanico, Bernardo Mazzocca, Enrico Paolini, Giovanni D'Amico, Fernando Fabbiani, Mahmoud Srour, Valentina Bianchi, Marco Verticelli, e il dirigente Antonio Iovino.
Erano tranquilli, gli esponenti del centrosinistra quando il 12 luglio del 2005, pochissimi giorni dopo il loro insediamento al governo della Regione Abruzzo, hanno approvato una delibera con la quale hanno revocato l'incarico sui due piedi a Isabella Napolione, fino a quel momento responsabile del servizio di collegamento con l'Unione europea a Bruxelles. Un posto ambito quello della dirigente, che lavorava per la Regione dalla prestigiosa sede di Bruxelles. Per quel posto però il centrosinistra aveva individuato un'altra donna, Sara Zatta e senza pensarci due volte e senza tener conto del contratto della Napolione che sarebbe scaduto due anni più tardi e cioè il 5 settembre 2007, tolsero di mezzo l'una per metterci l'altra, invocando la legge sullo spoil system.
Finirono così davanti al giudice: la Napolione impugna il provvedimento di licenziamento e ottiene ragione in primo grado e in appello. I giudici di secondo grado scrivono che la dirigente, «essendo titolare dell'incarico dirigenziale di un servizio non apicale, non poteva essere rimossa ante tempus, ossia prima della naturale scadenza del contratto». E quindi il cambio di direzione politica al governo della Regione non era una ragione sufficiente per mandarla a casa. Alla fine i giudici hanno condannato la Regione a risarcire alla dirigente tutte le retribuzioni che avrebbe maturato fino alla scadenza naturale del contratto.
Nel frattempo la Regione ha impugnato in Cassazione la sentenza della Corte d'Appello, ma negli stessi giorni la dirigente ha incassato la somma che le spetta, pari a 292.241 euro. La Corte dei Conti, a cui le carte sono passate, ha quindi stabilito che «il pregiudizio erariale c'è», nonostante il ricorso della Regione e dà poche speranze all'ente pubblico di ottenere ragione: «Il contenzioso della Regione con la dirigente illegittimamente rimossa, opera nella materia dello spoil system dove l'attuale giurisprudenza non è certamente favorevole alle tesi sostenute dalla Regione in siffatta materia». Quindi, conclude la Corte dei Conti, «stante l'oggettività del danno in parola, il comportamento del presidente e dei componenti la giunta e il dirigente competente) ha cagionato un danno alla Regione, somma da addebitare agli stessi intimati per reintegrare il pregiudizio finanziario subito dal bilancio dell'ente locale». Prima di procedere però alla citazione, Del Turco & c. dovranno presentare le controdeduzioni. Ma alla fine saranno costretti a mettere mano al portafoglio.