ROMA - Ad andare in ferie nel Pdl, dopo lo strappo tra Fini e Berlusconi, non sembrano certo le polemiche, complice anche la vicenda della casa monegasca di An. Su entrambi i fronti si dice di sperare nel rilancio della coalizione a settembre, ma nessuno dei contendenti sembra fare un passo indietro, rendendo così più probabile la fine anticipata della legislatura. Evento sul quale però si dice scettico lo stesso presidente della Camera che nei giorni scorsi ha confidato ai suoi collaboratori di «non credere alle elezioni anticipate né a marzo né, tanto meno, in autunno. Voglio vedere - ha soggiunto Fini - i parlamentari che rinunciano al loro posto...».Ma, al di là delle previsioni sdrammatizzanti dell'inquilino di Montecitorio, il clima nella maggioranza si è ulteriormente surriscaldato dopo una dichiarazione di Daniele Capezzone, il quale ha rinnovato la richiesta di dimissioni del presidente della Camera sia per la storia della casa di Montecarlo, sia per la «faziosità» mostrata nello svolgere le proprie funzioni. Il portavoce del Pdl aggiungeva poi una dose di veleno dicendosi solidale con la campagna del Giornale di Feltri contro Fini. Immediata la reazione di Italo Bocchino che chiedeva al Cavaliere di smentire subito il suo portavoce come «precondizione per qualsiasi tipo di dialogo, che in queste condizioni sembra altamente improbabile portare avanti». Il capogruppo di Fli, a proposito della campagna de "Il Giornale", aggiungeva: «E' come se "Il Secolo" chiedesse le dimissioni di Berlusconi per il processo Mills o per come ha comprato per quattro soldi la villa di Macherio dalla Casati Stampa di cui Cesare Previti era il tutore». La smentita a Capezzone, naturalmente, non arrivava e le polemiche salivano ancora di tono con gli interventi di altri fedelissimi del presidente della Camera che contrattaccavano senza risparmio di aggettivi, lasciando sullo sfondo una più compassata dichiarazione del loro leader. Il quale, in un messaggio di commemorazione del giudice Scopelliti, riprendeva l'argomento della legalità al centro delle polemiche di questi giorni, affermando che nell'esempio del magistrato assassinato «può continuare a rispecchiarsi l'Italia migliore, quella dei cittadini onesti che difendono incondizionatamente i principi di giustizia e legalità». Assai meno compassato il finiano Carmelo Briguglio che si chiedeva se dietro la campagna scandalistica degli organi di stampa vicini al Cavaliere «c'è qualche dossier confezionato da pezzi deviati dei Servizi? Qualcuno - aggiungeva Briguglio - ha pensato, a prescindere dalla consapevolezza dell'utilizzatore finale, di fare un favore al Capo?». A sua volta, un altro pasdaran finiano, Fabio Granata, affermava che le parole di Capezzone, non smentite dal premier, «rappresentano un fatto politicamente gravissimo», mentre quelle di «molti ex colonnelli di An che a Fini devono tutto e, conoscendolo, sono in piena malafede, sono semplicemente indegne». Interpreta invece le posizioni dell'ala più conciliante del gruppo dei finiani il sottosegretario Roberto Menia che, in accordo con il coordinatore dei gruppi di Fli, Silvano Moffa, si cimenta nel tentativo di recuperare «una sorta di galateo istituzionale», per uscire da «questo clima barbaro, come ci viene chiesto dagli italiani e un giorno ce lo rinfacceranno i nostri figli se avremo buttato al vento l'occasione che il Paese ci ha dato per riformare l'Italia».