Iscriviti OnLine
 

Pescara, 20/04/2026
Visitatore n. 753.296



Data: 11/08/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Fiat condannata, licenziamenti annullati. Esulta il vertice della Fiom. Possono tornare al lavoro i tre operai accusati di sabotaggio nello stabilimento di Melfi

Vendola: «Trovare nell'opposizione una linea per fermarla»

ROMA. Reintegrati, licenziamento annullato. Possono tornare al lavoro i tre operai della Fiat di Melfi che fra il 13 e il 14 luglio erano stati licenziati in tronco dalla casa torinese per «sabotaggio alla produzione». Un licenziamento subito impugnato davanti al giudice del lavoro dalla Fiom-Cgil perché i tre, Antonio Lamorte, Giovanni Barozzino e Marco Pignatelli, erano iscritti al sindacato e i primi due erano anche delegati Fiom. La loro cacciata, insomma, poteva configurare un comportamento antisindacale.
E il giudice proprio questo aspetto ha considerato decisivo. Nella sentenza di annullamento parla di atto «sproporzionato e pertanto illegittimo». Atto - prosegue - «obiettivamente idoneo a conculcare il futuro sereno esercizio del diritto di sciopero e a limitare l'esercizio dell'attività sindacale».
Fiat non commenta. Esulta il vertice della Fiom. «E' una grande vittoria. Abbiamo fatto bene a denunciare la Fiat per comportanento antisindacale - dice Maurizio Landini, segretario generale della Fiom - perché la condanna espressa dal giudice rende evidente le forzature messe in atto dall'azienda». Landini rileva anche come «il tentativo di mettere in un angolo la Fiom anche con questi licenziamenti non solo è inutile, ma anche dannoso».
«I diritti non possono essere messi in alternativa all'occupazione», commenta Vincenzo Scudiere, segretario confederale della Cgil. E invita alla ripresa del confronto: «La sentenza dimostra che la Fiat può anche sbagliare e noi siamo sempre a disposizione per riaprire un confronto che possa mettere in campo relazioni sindacali più leali e corrette». E Landini invita a «una pausa di riflessione sul contratto di lavoro».
L'episodio che aveva portato al licenziamento dei tre operai era avvenuto durante lo sciopero del 6 luglio. Secondo l'azienda i tre, durante un corteo interno, avevano bloccato un carrello robotizzato che trasportava componenti provocando, così, il fermo della catena di montaggio. Nel suo ricorso la Fiom aveva presentato 40 testimoni e cinque di loro sono stati anche ascoltati dal giudice.
Fra le reazioni si segnala quella di Giorgio Cremaschi, ex segretario della Fiom: «La sentenza è la dimostrazione che la Fiat sta agendo in violazione delle leggi e dei contratti». Una posizione dura ripresa anche da Antonio D'Anolfo, segretario dell'Ugl Metalmeccanici, il sindacato un tempo di area An: «Di fronte a questo episodio Fiat dovrebbe cambiare l'atteggiamento assunto negli ultimi tempi». «La decisione del tribunale di Melfi - dice Nichi Vendola, governatore della Puglia - dimostra che l'azienda aveva completamente torto e che i licenziamenti avevano carattere repressivo e intimidatorio. L'opposizione ora trovi una linea comune per fermare Fiat». Plaude alla sentenza anche Savino Pezzotta, Udc: «Prendiamo atto con soddisfazione del reintegro». E Stefano Fassina, responsabile Economia e lavoro del Pd, parla di buona notizia per tutti i lavoratori e di «comportamento antisindacale che non porta lontano». Più amare le riflessioni di Rocco Palombella, segretario della Uil. «La sentenza - dice - è una magra consolazione. Si poteva evitare di mettere a ferro e fuoco lo stabilimento dissuadendo così il Lingotto dal produrre qui la monovolume LO».
Tutto questo nel giorno in cui si scopre che la Norvegia, attraverso la sua banca centrale, la Norges Bank, è entrata nel capitale della Fiat con il 2,024% di azioni.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it