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Pescara, 20/04/2026
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Data: 11/08/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Tirrenia, Mediterranea pronta all'offerta. Sciopero il 30 e 31 agosto della Uil Trasporti che oggi, all'udienza in tribunale, solleverà la competenza territoriale

Lettera al commissario e ai ministeri. La cordata apre agli autotrasportatori

ROMA - Mediterranea holding pronta a formulare una nuova offerta su Tirrenia e Siremar alzando la posta e aprendo la società all'ingresso degli autotrasportatori, mentre stamane il tribunale fallimentare di Roma si riunisce sulla dichiarazione dello stato di insolvenza del gruppo napoletano i cui lavoratori hanno annunciato ieri due giorni di sciopero per il 30 e 31 agosto. Nelle ultime ore, secondo quanto risulta a Il Messaggero, il raggruppamento formato dalla Regione Sicilia e dai partner privati, avrebbe preannunciato per iscritto al commissario straordinario Giancarlo D'Andrea, al ministero dei trasporti e al dicastero sullo Sviluppo Economico la presentazione di un'offerta nei prossimi giorni all'interno della procedura di amministrazione straordinaria con richiesta di incontro con D'Andrea, i dipendenti, sindacati e le organizzazioni dei trasportatori perchè si vuole potenziare il trasporto dei camion via mare. «Soluzione senz'altro gradita» dice in una nota Mediterranea accogliendo la disponibilità manifestata da Paolo Uggè, numero uno di Fai Conftrasporto di entrare nel capitale. L'offerta riguarderebbe l'intero complesso aziendale formato da Tirrenia e Siremar compresi i 2 mila dipendenti e soprattutto a un prezzo più alto dei 25 milioni della precedente proposta non più consegnata visto che ora non c'è più l'accollo dei debiti. La cordata, assistita dagli avvocati Mario Santaroni di Roma e Alfio D'Urso di Catania, vuole «evitare il rischio spezzatino per il gruppo, soluzione che metterebbe a rischio migliaia di posti di lavoro». Per far fronte all'investimento, il consiglio di gestione di Mediterranea ha convocato per fine mese l'assemblea dei soci allo scopo di rafforzare il capitale. Il rischio-spezzatino sembra prendere corpo visto che amministratore unico di Siremar, compagnia palermitana attiva nei collegamenti con le isole siciliane minori, è stato nominato sempre D'Andrea: anzi è possibile che il manager di Fintecna possa presentare presto una richiesta di amministrazione straordinaria per Siremar e farla attrarre dalla procedura-madre. Il cammino per tenere in vita le due società marittime statali comunque resta difficile. Oggi nell'udienza davanti al presidente della sezione fallimentare Ciro Monsurrò per la dichiarazione dello stato di insolvenza qualcuno degli aventi diritto farà valere la competenza territoriale dei giudici romani: la legge Marzano del 2004, emendata due anni fa per il caso-Alitalia, prevede che sia competente il foro della città dove ha sede legale e operativa la società. E Tirrenia ha base a Napoli. Nel ricorso presentato da D'Andrea si fa riferimento a scelte decisionali e direzionali prese a Roma. «Sembrerebbe che Andrea Zoppini legale del commissario», dice Giuseppe Caronìa, leader della Uiltrasporti, «si sia rivolto al tribunale di Roma a nostro avviso non competente territorialmente». E annuncia la presentazione oggi di una formale opposizione alla dichiarazione di insolvenza. «Vogliamo garantire - conclude Caronìa - che le questioni legali siano trattate a Napoli, residenza di gran parte dei lavoratori per evitare costose trasferte nella capitale». L'applicazione della nuova Marzano a Tirrenia potrebbe prevedere la nascita di una good company alla quale trasferire gli asset (navi, concessioni, dipendenti) lasciando alla bad company - l'attuale società - i debiti e le altre passività. Siremar dal canto suo, ha 68,6 milioni di debiti dei quali 26,6 a mediolungo termine verso le banche, di cui 22,5 nei confronti dell'Irfis; 14 milioni a breve sempre verso gli istituti, 15,5 verso fornitori, 7 verso Tirrenia e 5,5 di tfr. I sindacati intanto passano alle vie di fatto e Uil Trasporti ha proclamato 48 ore di sciopero il 30 e 31 agosto. E anche Filt-Cgil è pronta a scioperare se non arriva una convocazione dal governo.

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