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Data: 11/08/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Fini: lasciare? Non ci penso proprio. Bossi: è palude, alle elezioni subito «La Consob a Milano». Berlusconi: l'ex leader di An si dimetta

ROMA - Fini non vuole lasciare la presidenza della Camera, malgrado la richiesta arrivi da Silvio Berlusconi, e dai giornali a lui vicini, ed i finiani, come afferma Italo Bocchino, spingono per convocare un «vertice di maggioranza», accusando: «E' squadrismo mediatico». Cercano spazio in un confronto sempre più difficile: la verifica sul documento dei quattro punti sembra allontanarsi (anche se è possibile l'inserimento di più punti, uno dei quali potrebbe riguardare la legge elettorale). «Non ci penso minimamente alle dimissioni», ripete con i suoi interlocutori l'ex leader di An pressato, sempre di più, ad abbandonare. Scende in campo, Umberto Bossi per il quale «bisogna andare presto alle elezioni, siamo in una palude». Per il Senatùr «ci sono due persone che prenderanno i voti, Bossi e Berlusconi», mentre ritiene che Fini abbia «paura ad andare al voto». Ed accusa il Pd di voler «varare a tutti i costi un governo tecnico». Bossi chiede pure che la Consob sia trasferita a Milano, «cuore economico d'Italia».
Berlusconi è tra Arcore e la sua villa sul lago Maggiore (ma presto andrà a Villa Certosa, in Costa Smeralda). Con i più stretti collaboratori batte il tasto delle dimissioni di Fini, non più rinviabili, dopo la vicenda dell'appartamento di Montecarlo. Non sembra però insistere più di tanto sulle elezioni, come unico sbocco. Calma e gesso, dice, attendere alla finestra che Fini si faccia fuori da solo. La battaglia sulla legalità che iniziò, gli si ritorcerà contro, come un boomerang. I sondaggi che danno la Lega in rapida avanzata nel Nord, in caso di apertura delle urne, consigliano al premier di muoversi con cautela e grande attenzione. Il Pdl potrebbe accusare qualche ferita. La mobilitazione dei Club della Libertà di Mario Valducci non va letta in chiave elettorale, ammoniscono fonti della maggioranza, ma per mantenere in tensione il partito nelle sfide all'interno della maggioranza. Francesco Giro, sottosegretario, pungola il popolo dei gazebo a rimanere a fianco del premier e «concentrare» l'attenzione sulle «attività di comunicazione» dei risultati del governo. Anche l'ammonimento dei vescovi, sugli italiani disgustati dalla politica, rende Berlusconi molto attento sulle mosse elettorali. Ma ormai il premier considera il gruppo finiano non più compatto. Lacerazioni e divisioni hanno cominciato a farsi sentire mentre la parte più morbida (come Moffa e Viespoli) sta mandando messaggi di tregua. Segnali che il premier raccoglie in senso ottimistico, verso una possibile ripartenza. Non a caso, Osvaldo Napoli, vicepresidente deputati Pdl, ritiene che il Terzo Polo sia stato inabissato dalla vicenda della casa di Montecarlo. L'ex reggente del gruppo finiano, Giorgio Conte, invita il Fli a non «cadere nelle provocazioni di chi ci vorrebbe protagonisti di un conflitto interno».
Italo Bocchino ritiene che Berlusconi «chiedendo le dimissioni di Fini rischia di aprire una crisi istituzionale, senza precedenti». Chiede un vertice di maggioranza, mentre il Fli starebbe preparando un «contro-programma» per sfidare i quattro-punti avanzati dal Pdl. Intanto «Farefuturo» definisce gli attacchi come «squadrismo mediatico» ed accusa il Pdl di affidarsi ai «manganellatori di professione contro il "traditore" Fini». Benedetto Della Vedova difende l'ex leader di An: contro i «metodi stalinisti» Fini non si dimetterà mai. Risponde Fabrizio Cicchitto, presidente deputati Pdl: «Chi è causa del suo mal pianga se stesso». Bocchino «non può dare lezioni». Renato Brunetta, ministro, avverte che gli «italiani in questo momento non capirebbero una crisi di governo», per cui sarebbe «una iattura aprire una crisi in un momento così delicato».

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