ROMA - Alla fine di luglio la Cei aveva fatto sentire alta la critica dei vescovi italiani ad «un Paese senza classe dirigente, senza persone che per ruolo politico, imprenditoriale, di cultura, sappiano offrire alla nazione una visione, degli obiettivi condivisi e condivisibili». A poco più di una settimana del monito della Conferenza episcopale, è "Famiglia cristiana" a fare da cassa di risonanza alle medesime critiche, interrompendo una fase di otto-nove mesi in cui il settimanale cattolico aveva scelto - anche su pressione delle Edizioni San Paolo proprietarie della testata - di attenuare una linea editoriale fortemente critica nei confronti di governo e maggioranza. La denuncia del settimane diretto da don Antonio Sciortino arriva lo stesso giorno di un'omelia del cardinale Angelo Bagnasco nella quale il presidente della Cei, richiamandosi alla «dimensione etica della vita personale e sociale» sottolinea come «alla radice di tanti mali e di tante povertà vi sia il sottosviluppo morale» di cui parla Benedetto XVI nella "Caritas in veritate".
E nel numero in edicola oggi, Famiglia cristiana si rimette sulla scia che l'ha vista scontrarsi più volte con Pdl e Lega per articoli e editoriali sia che trattassero del Lodo Alfano piuttosto che delle politiche sui rom del ministro Maroni o degli scandali riguardanti la vita privata di Berlusconi e le sue frequentazioni di escort e giovani ragazze. Stavolta tocca alla classe politica italiana «impegnata a sistemare se stessa e le proprie "pendenze"». «Ha sollevato una grande bagarre - si legge nella rubrica di apertura del settimanale paolino - la recente denuncia della Chiesa circa l'assenza in Italia di una classe dirigente all'altezza della situazione. In una stagione densa di sfide e problemi, essa lamenta un vuoto di leadership in tutti i settori». «La politica, anzitutto, - scrive Famiglia cristiana - non svolge la funzione che dovrebbe competerle. Ma analoghe carenze si riscontrano nel mondo imprenditoriale, nella comunicazione e nella cultura». Osservato che manca «la capacità di offrire alla nazione obiettivi condivisibili», il settimanale afferma che «non esistono programmi di medio e lungo termine. Non emerge un'idea di bene comune che permetta di superare divisioni e interessi di parte. Se non personali. Si propone un federalismo che sa di secessione. Senz'anima e senza solidarietà. Un Paese maturo che deve mirare allo sviluppo e alla pacifica convivenza, non può continuare con uomini che hanno scelto la politica per sistemare se stessi e le proprie "pendenze"». Ultima notazione nella fotografia all'Italia di oggi del settimanale cattolico, quella a «un'opinione pubblica che, sia pur narcotizzata dalle Tv, è disgustata dal non edificante spettacolo che quasi ogni giorno ci viene offerto da una classe politica che litiga su tutto. Lontana dalla gente e impotente a risolvere i problemi del Paese».
Immediate e senza risparmio di aggettivi le reazioni del centrodestra all'uscita di Famiglia cristiana. Francesco Giro, sottosegretario del Pdl, afferma che il settimanale paolino «è ormai portavoce del disfattismo nazionale», secondo la formula recentemente usata da Berlusconi contro i suoi critici. Il leghista Fabio Rizzi accusa Famiglia cristiana di «attaccare a testa bassa come un toro impazzito il federalismo, che invece aiuta lo sviluppo di tutto il Paese». Ancora più lapidario il leader della Lega Bossi, per il quale «chi ha scritto quell'articolo è scemo e ignorante». Mentre il ministro postdemocristiano Rotondi osserva che alcuni editorialisti del settimanale cattolico «devono sempre dipingere un'emergenza diversa che giustifichi la loro militanza contro Berlusconi, reo, come la gran parte dei Dc, di essere un cattolico non di sinistra».
Berlusconi cattolico? Si interroga scandalizzato il portavoce Idv, Leoluca Orlando, affermando che definire "cattolico" il premier «è un atto di coraggio, oltre che un insulto ai veri cattolici». Di tutt'altro segno rispetto a quelle del centrodestra sono infatti le reazioni dell'opposizione, che parla di «attacchi scomposti e inaccettabili della maggioranza all'analisi dura ma puntuale di Famiglia cristiana». Analisi che, afferma Rosy Bindi, «non possiamo che condividere: c'è una classe dirigente che continua a macchiarsi di comportamenti non esemplari. Ma - distingue la presidente del Pd - non si possono mettere tutti sullo stesso piano. Ci sono responsabilità precise».