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Pescara, 20/04/2026
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12/08/2010
Il Messaggero
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Di Pietro apre al governo tecnico. Bossi: «No, c'è soltanto il voto» Bersani: «Se si va alle elezioni, alleanza di tutte le opposizioni» |
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ROMA Alla mobilitazione organizzativa dei circoli berlusconiani e all'allerta di Casini, risponde la mobilitazione politica di Bersani e Di Pietro. Non nelle sezioni, non ancora tra i militanti, ma con due mosse che puntano a riaprire il confronto e l'alleanza di centro sinistra. Di Pietro per la prima volta, pur di cacciare Berlusconi da palazzo Chigi, apre la porta ad un governo di transizione che modifichi la legge elettorale e porti in breve tempo, 3 mesi, al voto, pronto ad allearsi «anche con il diavolo». Il leader pd Bersani si concentra invece sulla prospettiva della fine anticipata della legislatura: se la rottura della maggioranza portasse al voto, «noi ci rivolgeremmo alle forze del centrosinistra e dell'opposizione per una strategia comune di cui siamo già pronti a proporre e a discutere le basi politiche e programmatiche». A confermare la fretta di Bersani c'è l'ennesima uscita di Bossi, che appoggia i falchi berlusconiani anche per un chiaro interesse privato: la quasi certezza che la Lega farebbe un nuovo balzo al Nord nelle urne, superando il Pdl. Dice il Senatùr: «Si va a votare subito e sono esclusi governi di larga coalizione o tecnici per prolungare la legislatura». Ieri pomeriggio ad Alassio ha spiegato: «Questi governi sono proprio le cose che non vogliamo. Sono cose che con la democrazia non ci devono essere. Governo tecnico significa fare un governo per togliere tutte le leggi che non gli piacciono. Si va alle elezioni». Alla domanda se sia possibile trovare in Parlamento una maggioranza che escluda il ricorso alle elezioni, Bossi ha risposto: «Non si può andare contro la volontà popolare. In democrazia c'è il governo votato dalla gente. Da Berlusconi in poi i governi sono sempre stati votati dalla gente». Di fronte a tutte queste accelerazioni, la contromossa del Pd è stata affidata alla nota ufficiale di Bersani, esplicita: «Bossi e Berlusconi fanno la voce grossa perchè non sanno che pesci prendere». «Se fosse certificata la crisi, la parola passerebbe al capo dello Stato e al Parlamento secondo un percorso costituzionale in cui ognuno dice la sua ma nessuno può dettare il compito agli altri. Il "golpista" è chi nega questo e non chi lo afferma. Se la rottura del mitico predellino portasse ad una situazione tale da rendere inevitabili le elezioni e per giunta con questa vergognosa legge elettorale, noi ci rivolgeremmo alle forze del centrosinistra e dell'opposizione per una strategia comune di cui siamo già pronti a proporre e a discutere le basi politiche e programmatiche». Il Pd «pretende» dopo due anni «la presenza di Berlusconi in Parlamento e pretendiamo di sentirgli dire che cosa intenda fare in questo indecoroso marasma che lui stesso ha provocato e alimentato». «Non permetteremo che Berlusconi riduca l'Italia al paese delle banane». Le elezioni anticipate certificherebbero «il fallimento di una gestione politica e di governo, monocratica e personalistica, esposta a l'illegalità e al disprezzo delle regole, socialmente disastrosa e incapace di parlare al futuro del paese». «Berlusconi può inventarsi i sondaggi estivi che vuole. Quando si arriverà al dunque, si accorgerà che la gente è stanca di rincorrere i problemi suoi e che di favole non vuole più sentirne». Di Pietro non ha paura delle urne e lo ripete: «È inutile perdere tempo». Si vada a votare, «anche in autunno, e siamo disposti ad allearci perfino con il diavolo pur di ridare al Paese una speranza per il futuro». «Siamo anche disponibili, semmai ciò fosse possibile, a lavorare affinchè il Parlamento dia al Paese una nuova legge elettorale e una legge che garantisca realmente il pluralismo e la correttezza dell'informazione. Ma, in questo caso, vogliamo dal presidente del Repubblica una data certa e un mandato chiaro per evitare che, come al solito, un governo tecnico di emergenza divenga governo di lunga durata, pur non avendo alcun consenso elettorale».
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