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Pescara, 20/04/2026
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12/08/2010
Il Messaggero
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Dossier, veleni e minacce la lite spietata della destra. Il fango tracima dalla Rai, spuntano gli 007, tornano vecchie faide tra camerati |
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Come assaggio della prossima campagna elettorale. La destra spietata sta surclassando, in virulenza e in tasso d'odio, perfino le lotte fratricide a cui abbiamo assistito in questi anni dentro la sinistra dei mille clan e dei troppi leader che si detestano e auto-distruggono. Ma nessuno di loro ha mai detto - come ha fatto l'altro giorno Berlusconi contro i seguaci di Gianfranco L'Apostata - a proposito dei rivali: «Li polverizzo!». Nè s'è mai sentita un accusa - «Stanno usando i servizi segreti contro di noi, e ci spiano a tutti quanti» - come quella che Briguglio, "falco" finiano e membro del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) - ha lanciato all'indirizzo dei nemici. I quali si servono addirittura delle inverificabili parole del defunto Almirante, tirate fuori da un tipo come Ciarrapico, per demolire il «traditore Fini»: «Peppino, io di quello non mi fido», avrebbe confidato il mitico segretario del Msi al camerata ciociaro. La destra spietata, e non più garantista, perde i freni inibitori e in un raptus di giustizialismo si rinfaccia l'«imputato Berlusconi» e l'«imputato Fini». E in un gioco di specchi rotti, quelli chiedono le «dimissioni» (per indegnità morale) di questo e questi chiedono le «dimissioni» (per indegnità morale) di quello. Così entrambi, i due presidenti in conflitto, finiscono per diventare anime da Inferno dantesco, nell'immagine che gli cuciono addosso le rispettive propagande. E se quella berlusconiana ha una potenza di fuoco mediatico infinitamente superiore a quella del nemico, i finiani reagiscono terrorizzando così: «Finora non lo abbiamo fatto, ma potremmo usare il Secolo e Farefuturo, per tirare fuori tutte le magnane e tutti gli affari sporchi del premier». «Non sto ordendo nessun piano spionistico», si difende per esempio l'avvocato Sammarco. Che è il previtiano sospettato di lavorare insieme a Cesarone, l'anima nera del Cavaliere, nella confezione di brogliacci contundenti, capaci di atterrare Fini a colpi di terribili rivelazioni personali, fatte diffondere dai media berlusconiani. Non solo. Si vocifera di dossier in arrivo a proposito di maneggi finiani per favorire i Tullianos nel mondo della Rai e di contro-dossier - in cui ci sarebbe perfino lo zampino degli americani - in cui verrebbero svelati chissà quali loschi traffici energetici di Berlusconi con Gheddafi e con Putin. E sembra di stare in un filmaccio politico-spionistico di serie B. A tutto ciò, scendendo più in basso, s'aggiungono le accuse che si lanciano fra di loro ex amici o colleghi dei tempi del Msi e poi di An. Guido Paglia che tramite «Libero» svergogna Fini. E ci si mettono pure Pino Rauti e Donnas Assunta. Ecco, l'incanaglimento della politica trova nella destra post-fascista il suo terreno più fertile, anche perchè la coltivazione dell'odio lì è molto antica. Basti pensare alle maldicenze di tipo personale che a un certo punto dovette subire Pinuccio Tatarella. Oppure, più di recente, la pesante conversazione anti-finiana dei suoi colonnelli al bar «La Caffettiera». O la Mussolini su Bocchino: «Se fossi al posto di Berlusconi, lo farei decapitare, merita la stessa fine di Anna Bolena». Proprio la Duciona fu vittima del Lazio-gate: una spy-story fatta di pirateria informatica e falsificazione delle firme elettorali, che poi sarebbe costata a Storace il posto da ministro. Per non dire di quelle false immagini, messe in giro poco più di un anno fa da nemici destrorsi, che avrebbero dovuto dimostrare uno scandalosissimo (ma falso) love affaire fra la Mussolini e il camerata Fiore. E l'odio della Santanchè, il cui grido è proverbiale: «Fini ha le palle di velluto, Berlusconi ha le palle d'acciaio»? Intanto i "gianfranchisti" aggrediscono il «reprobo» Marcello Veneziani, solo perchè il giornalista ha scritto, citando un'autodefinizione scherzosa di Fini, che egli è una sorta di «kamikaze imbottito di tritolo dentro Montecitorio». E le botte? Quelle verbali sono pronte per la campagna elettorale in cui i berluscones esporranno al pubblico ludibrio i finiani al grido «puttani» (che fu quello lanciato da Fini quando alcuni parlamentari del centro-destra aiutarono la nascita del governo D'Alema). Quanto alle botte fisiche, bisogna riandare ai tempi del Msi. Nel ?77, quando Fini arrivò quinto alle elezioni a segretario del Fronte della Gioventù ma Almirante diede a lui la leadership, i suoi avversari interni si sfogarono prendendolo a ceffoni. O ancora. Quando Gianfranco cominciò a flirtare con la sua futura moglie, Daniela, che era sposata con un altro, il camerata Mariani, gli amici di questo aggredirono Gianfranco. E con un pugno gli storsero il naso (come si può notare tuttora). Siamo lontani da quei tempi. Ma non lontanissimi.
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