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Data: 13/08/2010
Testata giornalistica: Il Centro
A L'Aquila nuovi quartieri senza bus. C'è carenza di fondi, l'Ama costretta a ridurre le corse

Il direttore De Angelis «Aumentati i chilometri di percorrenza ma non i finanziamenti, in arrivo anche altri tagli»

L'AQUILA. Poche corse, zone della città completamente scoperte, progetti Case, Map e uffici non serviti. La città dopo il terremoto ha cambiato volto e il trasporto pubblico non è stato in grado di adeguarsi. Una situazione che è peggiorata con l'estate quando il servizio (già insufficiente) è stato ulteriormente ridotto.
A lanciare l'allarme è il direttore dell'Ama Angelo De Angelis: «Non ci sono i fondi per aumentare le corse. Se non si interverrà saremo presto costretti a estendere il servizio estivo a tutto l'anno». Attualmente, infatti, l'Ama riceve da Regione e Comune gli stessi finanziamenti del 6 aprile 2009. Ma nonostante da allora l'estensione della città sia notevolmente aumentata, il chilometraggio calcolato per i fondi da destinare al trasporto pubblico è sempre lo stesso.
«La Regione ci riconosce 2 milioni e 600 mila chilometri annui, sulla base di una stima del 1983» spiega De Angelis, «il Comune finanzia 2 milioni di euro pari a un altro milione di chilometri. Attualmente, percorriamo circa 3 milioni e 800mila chilometri (200 mila in più rispetto a quelli coperti dai fondi). Ma avremmo bisogno, per tornare a regime, di almeno un milione di chilometri in più, pari a 2 milioni di euro. Soldi che non possiamo permetterci di spendere».
La carenza di fondi causa molti disservizi e malumori tra gli utenti.
Gli abitanti dei progetti Case di Sassa, Pagliare e Cese lamentano soprattutto la scarsezza delle corse e i tempi di percorrenza: un solo bus da Sassa deve arrivare a Coppito per poi raggiungere la zona dell'Aquilone.
A Paganica, a Sant'Elia, a Gignano, a Cansatessa, a Camarda e a Roio i bus non possono entrare nei rispettivi progetti Case e devono fermarsi a 300-400 metri di distanza. Un problema notevole soprattutto per gli anziani e i disabili che spesso rinunciano ad utilizzare il servizio pubblico.
Anche gli universitari hanno molte difficoltà: mentre la facoltà di Lettere, a Bazzano, è servita da pochissimi mezzi a distanza di diverse ore l'uno dall'altro, qualche autobus continua a salire alla vecchia facoltà di Ingegneria a Roio, chiusa dopo il sisma.
Stesso problema per i dipendenti del Tribunale, della Camera di commercio e dell'Archivio di Stato, tutti con sede a Bazzano.
«Per risolvere queste difficoltà cercheremo di rimodulare il servizio da settembre prossimo. Stiamo pensando anche di mandare minibus nei progetti Case dove non è possibile l'accesso dei mezzi più grandi» spiega De Angelis, «ma per migliorare la qualità del trasporto servono più fondi. La situazione che si è creata all'Aquila è eccezionale e andrebbe concertato un piano serio tra Comune, Regione e Stato che possa tamponare l'emergenza, attraverso strategie d'intervento mirate. La situazione è drammatica e l'ultima finanziaria prevede altri tagli al trasporto. Di questo passo rischiamo di dover ridurre ulteriormente il servizio».

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